dwww Home | Show directory contents | Find package

                    Guida per il nuovo Maintainer


---------------------------------------------------------------------
                                  
                             Josip Rodin

               contenuti originali <joy-mg@debian.org>

                             Osamu Aoki

               contenuti aggiornati <osamu@debian.org>

Calogero Lo Leggio

Traduzione italiana <kalos@nerdrug.org>

Jacopo Reggiani

Traduzione italiana <jacopo.reggiani@gmail.com>

Francesco P. Lovergine

Traduzione italiana 

                           versione 1.2.53

---------------------------------------------------------------------

Diritto d'autore © 1998-2002 Josip Rodin

Diritto d'autore © 2005-2015 Osamu Aoki

Diritto d'autore © 2010 Craig Small

Diritto d'autore © 2010 Raphaël Hertzog

    Questo documento può essere utilizzata nei termini della GNU
    General Public License versione 2 o successive.

    Questo documento è stato realizzato utilizzando come modello i
    due documenti seguenti:

      * Making a Debian Package (noto come Manuale di Debmake),
        copyright © 1997 Jaldhar Vyas.

      * The New-Maintainer's Debian Packaging Howto, copyright © 1997
        Will Lowe.

        The rewrite of this tutorial document with updated contents
        and more practical examples is available as "Guide for Debian
        Maintainers". Please use this new tutorial as the primary
        tutorial document.

2022-10-08 03:52:48 UTC

---------------------------------------------------------------------

Indice

1. Partire nel modo giusto
    1.1. Dinamiche sociali di Debian
    1.2. Programmi necessari per lo sviluppo
    1.3. Documentazione necessaria per lo sviluppo
    1.4. Dove chiedere aiuto
2. Primi passi
    2.1. Flusso di lavoro per la costruzione dei pacchetti Debian
    2.2. Scegliamo il programma
    2.3. Prendere il programma e provarlo
    2.4. Sistemi di compilazione semplici
    2.5. Sistemi di compilazione portabili più utilizzati
    2.6. Nome e versione del pacchetto
    2.7. Configurare dh_make
    2.8. Il primo pacchetto non nativo per Debian
3. Modificare i sorgenti
    3.1. Configurare quilt
    3.2. Correggere i bug nel sorgente originale
    3.3. Installazione dei file nei loro percorsi
    3.4. Distinguere le librerie
4. File richiesti nella directory debian
    4.1. control
    4.2. copyright
    4.3. changelog
    4.4. Il file rules
        4.4.1. Target del file rules
        4.4.2. Il file rules predefinito
        4.4.3. Personalizzazione del file rules
5. Altri file nella directory debian
    5.1. README.Debian
    5.2. compat
    5.3. conffiles
    5.4. pacchetto.cron.*
    5.5. dirs
    5.6. pacchetto.doc-base
    5.7. docs
    5.8. emacsen-*
    5.9. pacchetto.examples
    5.10. pacchetto.init e pacchetto.default
    5.11. install
    5.12. pacchetto.info
    5.13. pacchetto.links
    5.14. {pacchetto.,source/}lintian-overrides
    5.15. manpage.*
        5.15.1. manpage.1.ex
        5.15.2. manpage.sgml.ex
        5.15.3. manpage.xml.ex
    5.16. pacchetto.manpages
    5.17. NEWS
    5.18. {pre,post}{inst,rm}
    5.19. package.symbols
    5.20. TODO
    5.21. watch
    5.22. source/format
    5.23. source/local-options
    5.24. source/options
    5.25. patches/*
6. Costruzione del pacchetto
    6.1. (ri)Creazione completa
    6.2. Auto-costruzione
    6.3. Il comando debuild
    6.4. Il pacchetto pbuilder
    6.5. Il comando git-buildpackage ed altri simili
    6.6. Ricostruzione veloce
    6.7. Struttura gerarchica del comando
7. Controllare il pacchetto per errori
    7.1. Modifiche sospette
    7.2. Verifica dell'installazione di un pacchetto
    7.3. Verifica degli script del manutentore di un pacchetto
    7.4. Utilizzare lintian
    7.5. Il comando debc
    7.6. Il comando debdiff
    7.7. Il comando interdiff
    7.8. Il comando mc
8. Aggiornamento del pacchetto
    8.1. Nuova revisione Debian
    8.2. Controllo della nuova distribuzione
    8.3. Nuova distribuzione
    8.4. Aggiornare lo stile di pacchettizzazione
    8.5. Conversione UTF-8
    8.6. Note per l'aggiornamento dei pacchetti
9. Caricamento del pacchetto
    9.1. Caricamento nell'archivio Debian
    9.2. Includere orig.tar.gz per il caricamento
    9.3. Aggiornamenti scartati
A. Pacchettizzazione avanzata
    A.1. Librerie condivise
    A.2. Gestire debian/package.symbols
    A.3. Multiarch
    A.4. Costruzione del pacchetto della libreria condivisa
    A.5. Pacchetto nativo Debian

Capitolo 1. Partire nel modo giusto

    È disponibile la riscrittura di questo tutorial, con contenuti
    aggiornati e con esempi più pratici, denominato Guide for Debian
    Maintainers. Si prega di utilizzare il nuovo tutorial come
    documento primario.

    Questo documento cerca di descrivere la costruzione di un
    pacchetto Debian GNU/Linux, sia per un normale utente Debian che
    per un aspirante sviluppatore. Utilizzando un linguaggio
    immediato, non tecnico e con l'ausilio di esempi concreti. C'è un
    detto latino che dice Longum iter est per preaecepta, breve et
    efficax per exempla! (La via è lunga usando la teoria, ma breve
    ed efficiente con gli esempi!).

    Questo documento sarà disponibile fino alle release Buster di
    Debian, dato che è stato tradotto in molte lingue. Dato che i
    contenuti non sono aggiornati, questo documento verrà eliminato
    nelle release successive. ^[1]

    Una delle cose che rende Debian una delle distribuzioni più
    importanti, è il suo sistema di pacchettizzazione. Sebbene ci sia
    una vasta quantità di software disponibile sotto forma di
    pacchetto Debian, qualche volta è necessario installare del
    software per il quale non è stato ancora creato il pacchetto. Si
    potrebbe pensare che creare dei pacchetti sia un compito molto
    difficile. In effetti, se si è alle prime armi con GNU/Linux è
    dura, ma se si ha esperienza non si può non leggere questo
    documento :-) Servirà conoscere dei rudimenti di programmazione
    Unix, ma di sicuro non sarà necessario essere un mago della
    programmazione. ^[2]

    Una cosa però è certa: per creare in maniera corretta e
    manutenere dei pacchetti Debian serviranno svariate ore di
    lavoro. Per far funzionare il nostro sistema, i maintainer devono
    stare attenti a non commettere errori, essere scrupolosi e
    tecnicamente competenti.

    Se è necessario qualche aiuto sulla pacchettizzazione, si
    consiglia la lettura di Sezione 1.4, «Dove chiedere aiuto».

    Le versioni aggiornate di questo documento dovrebbero sempre
    essere disponibile online all'indirizzo http://www.debian.org/doc
    /maint-guide/ e nel pacchetto maint-guida. Le traduzioni saranno
    disponibili in pacchetti come maint-guide-es . Si noti che questa
    documentazione può essere leggermente obsoleta.

    Poiché si tratta di un tutorial, si è scelto di spiegare
    dettagliatamente ogni passo per alcuni argomenti importanti.
    Alcuni passi possono apparire irrilevanti per alcuni di voi. Si
    prega di essere pazienti. Si sono anche volutamente evitati
    alcuni casi particolari fornendo solo dei riferimenti, per
    mantenere questo semplice documento.

1.1. Dinamiche sociali di Debian

    Qui sono presenti alcune osservazioni delle dinamiche sociali di
    Debian, nella speranza che siano di aiuto per le interazioni con
    Debian:

      * Siamo tutti volontari.

          + Non si può imporre agli altri cosa fare.

          + Si dovrebbe essere motivati a fare le cose da soli.

      * La coooperazione amichevole è la forza motrice.

          + Il vostro contributo non deve affaticare gli altri.

          + Il vostro contributo è prezioso solo quando gli altri lo
            apprezzano.

      * Debian non è la vostra scuola in cui si ottiene in automatico
        l'attenzione degli insegnanti.

          + Dovreste essere in grado di imparare molte cose da soli.

          + L'attenzione degli altri volontari è una risorsa molto
            scarsa.

      * Debian è in costante miglioramento.

          + Ci si aspetta che vengano creati pacchetti di alta
            qualità.

          + Si consiglia di adattarsi al cambiamento.

    Ci sono molti tipi di persone, che interagiscono nel mondo
    Debian, con ruoli diversi:

      * autore originale (upstream author): La persona che ha
        iniziato lo sviluppo del programma.

      * responsabile del programma (upstream maintainer): La persona
        che attualmente sviluppa il programma.

      * responsabile del pacchetto (maintainer): La persona che ha
        creato il pacchetto Debian del programma.

      * sponsor: La persona che aiuta i responsabili dei pacchetti a
        verificarne la correttezza dei contenuti ed a depositarli
        nell'archivio Debian ufficiale.

      * mentore: La persona che aiuta i responsabili dei pacchetti
        alle prime armi nelle operazioni di creazione del pacchetto,
        ecc.

      * sviluppatore Debian (Debian Developer) (DD): membro del
        progetto Debian con i permessi di depositare i pacchetti
        all'interno dell'archivio Debian ufficiale.

      * responsabile Debian (Debian Maintainer) (DM): persona con
        permessi di accesso limitati all'archivio ufficiale dei
        pacchetti di Debian.

    Si noti che non è possibile diventare uno sviluppatore Debian
    (DD) ufficiale dal giorno alla notte, poiché questo richiede più
    che delle semplici conoscenze tecniche. Ma non ci si deve
    lasciare scoraggiare da questo. Se il lavoro che si è fatto è
    utile a qualcun altro, si può sempre depositare il proprio
    pacchetto sia come maintainer attraverso uno sponsor che come 
    maintainer Debian.

    Si noti che non è necessario creare un nuovo pacchetto per
    diventare uno sviluppatore Debian ufficiale. Lo si può diventare
    anche semplicemente contribuendo alla manutenzione di pacchetti
    già esistenti. Ci sono molti pacchetti che aspettano solo dei
    bravi responsabili (vedere Sezione 2.2, «Scegliamo il programma»
    ).

    Dal momento che in questo documento si trattano solo gli aspetti
    tecnici della pacchettizzazione, si prega di fare riferimento a
    quanto segue per conoscere come relazionarsi con Debian e come
    partecipare:

      * Debian: 17 anni di Software Libero, "do-ocracy", e la
        democrazia (Slides introduttive)

      * Come aiutare Debian? (Ufficiale)

      * Debian GNU/Linux FAQ, capitolo 13 - "Contribuire al Progetto
        Debian" (Semi-ufficiale)

      * Il Wiki di Debian, HelpDebian (supplementare)

      * Sito del New Member Debian (ufficiale)

      * Debian Mentors FAQ (supplementare)

1.2. Programmi necessari per lo sviluppo

    Prima di iniziare, bisogna assicurarsi di avere installato
    correttamente alcuni pacchetti aggiuntivi, necessari per lo
    sviluppo. Da notare che la lista non contiene nessun pacchetto
    etichettato come essenziale o richiesto - ci aspettiamo che siano
    già installati nel sistema.

    I seguenti pacchetti fanno parte dell'installazione standard di
    Debian, per cui probabilmente sono già presenti nel sistema
    (insieme ai pacchetti aggiuntivi dai quali dipendono). Si può
    effettuare un controllo con aptitude show pacchetto o con dpkg -s
    pacchetto.

    Il pacchetto più importante da installare in un sistema in cui si
    ha intenzione di sviluppare è build-essential. Questo includerà
    altri pacchetti necessari per avere un ambiente di base per la
    compilazione dei programmi.

    Per alcuni tipi di pacchetti questo è tutto quello che serve, ci
    sono però una serie di pacchetti che, pur non essendo essenziali
    per lo sviluppo, vengono in aiuto allo sviluppatore o possono
    essere richiesti dal pacchetto su cui si lavora:

      * autoconf, automake e autotools-dev - diversi programmi
        recenti usano script di configurazione e Makefile
        preprocessati con l'aiuto di programmi come questi. (vedere
        info autoconf, info automake) autotools-dev tiene aggiornate
        le versioni di alcuni file di automazione e contiene la
        documentazione che spiega il modo migliore per utilizzare
        questi file.

      * debhelper e dh-make - dh-make è necessario per creare lo
        scheletro del pacchetto, utilizza alcuni strumenti di
        debhelper per creare i pacchetti. Non sono essenziali per la
        creazione di pacchetti, ma sono fortemente consigliati per i
        nuovi maintainer. Questo rende l'intero processo molto più
        semplice da iniziare e controllare successivamente. (vedere 
        dh_make(8), debhelper(1).) ^[3]

        Il nuovo debmake può essere utilizzato in alternativa a
        dh-make. Ha più funzionalità e comprende la documentazione
        HTML con esempi dettagliati di pacchettizzazione, presenti in
        debmake-doc.

      * devscripts - questo pacchetto contiene alcuni pratici script
        che possono essere utili ai maintainer, anche se non sono
        strettamente necessari per la creazione dei pacchetti. I
        pacchetti consigliati o suggeriti da questo pacchetto
        andrebbero presi in considerazione. (vedere /usr/share/doc/
        devscripts/README.gz.)

      * fakeroot - questo programma permette di fingere di essere
        root, dato che è necessario per l'esecuzione di alcune parti
        del processo di creazione del pacchetto. (vedere fakeroot(1)
        .)

      * file - questo semplice programma determina la tipologia di un
        file. (vedere file(1).)

      * gfortran - il compilatore GNU Fortran 95, necessario se il
        programma è scritto in Fortran. (vedere gfortran(1).)

      * git - questo pacchetto contiene un famoso sistema per il
        controllo delle versioni, progettato per gestire progetti
        molto grandi con velocità ed efficienza; è utilizzato da
        molti progetti open source, tra cui il kernel Linux. (Vedere 
        git(1), Manuale di git (/usr/share/doc/git-doc/index.html).)

      * gnupg - questo programma consente di firmare elettronicamente
        i pacchetti. Questo è importante soprattutto se si vuole
        distribuirli ad altre persone, e verrà sicuramente fatto
        quando un pacchetto sarà pronto per essere incluso nella
        distribuzione Debian. (vedere gpg(1).)

      * gpc - il compilatore GNU Pascal, necessario se il programma è
        scritto in Pascal. Un sostituto degno di nota è fp-compiler,
        il Compilatore Free Pascal. (vedere gpc(1), ppc386(1).)

      * lintian - questo è l'analizzatore dei pacchetti Debian, una
        volta costruito il pacchetto, permette di scoprire gli errori
        più comuni, cercando di spiegarli. (vedere lintian(1),
        Lintian User's Manual.)

      * patch - questo utile programma usa un file contenente una
        serie di differenze (prodotta dal programma diff) e le
        applica al file originale, per produrre una versione
        modificata. (vedere patch(1).)

      * patchutils - questo pacchetto contiene dei programmi che
        lavorano con le patch, come lsdiff, interdiff e filterdiff.

      * pbuilder - questo pacchetto contiene i programmi che vengono
        usati per creare e manutenere un ambiente chroot. Creare
        pacchetti Debian nell'ambiente chroot permette di verificare
        le dipendenze appropriate ed evitare bug di tipo FTBFS (Fails
        To Build From Source, non compila da sorgente). (vedere 
        pbuilder(8) e pdebuild(1))

      * perl - Perl è uno dei linguaggi di scripting interpretato più
        utilizzati sugli odierni sistemi Unix e derivati, spesso
        definito come il coltellino svizzero di Unix. (vedere perl(1)
        .)

      * python - Python è un altro linguaggio di scripting
        interpretato molto utilizzato sui sistemi Debian, combina una
        notevole potenza con una sintassi molto chiara. (vedere 
        python(1).)

      * quilt - questo pacchetto aiuta a gestire una gran numero di
        patch, tenendo traccia dei cambiamenti apportati. Le patch
        sono organizzate in maniera logica come una pila, è possibile
        applicare(=push) le modifiche apportate dalla patch, oppure
        annullarle(=pop), semplicemente muovendosi attraverso la
        pila. (vedere quilt(1) e /usr/share/doc/quilt/quilt.pdf.gz.)

      * xutils-dev - alcuni programmi, generalmente quelli fatti per
        X11, usano questi strumenti per generare i Makefile da una
        serie di funzioni macro. (vedere imake(1), xmkmf(1).)

    Le brevi note elencate qui sopra servono solo ad accennare lo
    scopo di ogni pacchetto. Prima di continuare, è opportuno leggere
    la documentazione di ogni programma rilevante, compresi quelli
    installati per via delle dipendenze del pacchetto come make,
    almeno per un utilizzo di base. Può sembrare molto pesante farlo
    adesso, ma in seguito ci si renderà conto che sarà stato 
    utilissimo. Se si hanno dubbi specifici potrebbe essere utile
    rileggere i documenti di cui sopra.

1.3. Documentazione necessaria per lo sviluppo

    Segue una serie di documenti molto importanti che è consigliabile
    leggere insieme a questo documento:

      * debian-policy - il manuale delle policy Debian comprende le
        spiegazioni riguardanti la struttura e il contenuto
        dell'archivio Debian, numerose problematiche inerenti la
        progettazione del sistema operativo, lo Standard della
        Gerarchia del Filesystem (ndr. Filesystem Hierarchy
        Standard), (che indica la posizione prevista per ogni file e
        directory), ecc. In questo contesto, l'argomento più
        importante è la descrizione dei requisiti che ogni pacchetto
        deve soddisfare per essere incluso nella distribuzione.
        (vedere le copie locali di /usr/share/doc/debian-policy/
        policy.pdf.gz and /usr/share/doc/debian-policy/fhs/
        fhs-3.0.pdf.gz.)

      * developers-reference - la Debian Developer's Reference
        descrive tutte le questioni non prettamente legate alle
        tecniche di pacchettizzazione, come la struttura
        dell'archivio, come rinominare, abbandonare o adottare un
        pacchetto, come fare gli NMUs, come gestire i bug,
        suggerimenti pratici di pacchettizzazione, quando e dove fare
        i caricamenti, ecc. (Si veda la copia locale di /usr/share/
        doc/developers-reference/developers-reference.pdf.)

    Segue una serie di documenti importanti che è consigliabile
    leggere insieme a questo documento:

      * Autotools Tutorial contiene un ottimo tutorial su the GNU
        Build System known as the GNU Autotools i cui componenti più
        importanti sono Autoconf, Automake, Libtool, e gettext.

      * gnu-standards - questo pacchetto contiene due documenti
        provenienti dal progetto GNU: GNU Coding Standards, and
        Information for Maintainers of GNU Software. Nonostante
        Debian non necessiti del loro utilizzo, sono comunque utili
        come linee guida e buona prassi. (vedere le copie locali di /
        usr/share/doc/gnu-standards/standards.pdf.gz e /usr/share/doc
        /gnu-standards/maintain.pdf.gz.)

    Se questo documento contraddice uno dei documenti cui sopra, si
    considerino corretti quest'ultimi. Si prega di inviare una
    segnalazione di bug relativa al pacchetto maint-guide usando 
    reportbug.

    Segue una serie di tutorial alternativi che si possono leggere
    insieme a questo documento:

      * Debian Packaging Tutorial

1.4. Dove chiedere aiuto

    Prima di decidere di fare una domanda in qualche luogo pubblico,
    si prega di leggere la documentazione:

      * i file in /usr/share/doc/pacchetto per tutti i pacchetti
        pertinenti

      * il contenuto di mancomando per tutti i comandi pertinenti

      * il contenuto di infocomando per tutti i comandi pertinenti

      * il contenuto dell'archivio della
        listadebian-mentors@lists.debian.org

      * il contenuto dell'archivio della
        listadebian-devel@lists.debian.org

    È possibile utilizzare i motori di ricerca web più efficacemente
    includendo stringhe di ricerca come sito:lists.debian.org per
    limitare le ricerca ad un determinato dominio.

    Creare un piccolo pacchetto di test è un ottimo metodo per
    imparare i dettagli della pacchettizzazione. Analizzare dei
    pacchetti già esistenti e ben manutenuti, è invece, il metodo
    migliore per capire come creano i pacchetti le altre persone.

    Se si hanno ancora domande sulla pacchettizzazione alle quale non
    si trova risposta nella documentazione disponibile e le risorse
    web, si può chiedere aiuto nei seguenti luoghi:

      * debian-mentors@lists.debian.org mailing list. (Questa è la
        mailing list per i principianti.)

      * debian-devel@lists.debian.org mailing list. (Questa è la
        mailing list per gli esperti.)

      * su IRC in canali come #debian-mentors.
   
      * Team concentrati su uno specifico insieme di pacchetti.
        (Lista completa su https://wiki.debian.org/Teams)

      * Mailing list specifiche per lingua come debian-devel-
        {french,italian,portuguese,spanish}@lists.debian.org o
        debian-devel@debian.or.jp. (Elenco completo su https://
        lists.debian.org/devel.html e https://lists.debian.org/
        users.html)

    Gli sviluppatori di Debian più esperti saranno lieti di aiutare,
    se viene chiesto correttamente e dopo aver fatto gli sforzi
    necessari.

    Quando si ricevono delle segnalazioni di bug (sì, proprio
    quelle!), si dovrà approfondire l'utilizzo del Sistema di
    tracciamento dei bug di Debian e leggere la relativa
    documentazione, per essere in grado di gestire le segnalazioni in
    maniera efficiente. È vivamente consigliato leggere Debian
    Developer's Reference, 5.8. "Handling bugs".

    Anche se tutto è andato per il meglio, è arrivato il momento di
    pregare. Perché? Perché in poche ore (o giorni) utenti da tutto
    il mondo cominceranno ad usare il vostro pacchetto, e se si è
    commesso qualche errore grave, la propria email sarà inondata da
    messaggi di molti utenti Debian incavolati… Si scherza
    ovviamente. :-)

    Ci si deve rilassare ed essere pronti per le segnalazioni di bug,
    perché c'è molto lavoro prima che un pacchetto sia completamente
    conforme alle policy di Debian (ancora una volta, si legga la 
    vera documentazione per i dettagli). In bocca al lupo!


---------------------------------------------------------------------

    ^[1] Nel documento si suppone l'utilizzo di un sistema jessie o
    superiore. Se si intende seguire questo documento per un vecchio
    sistema (incluse le vecchie versioni di Ubuntu), bisognerebbe
    almeno installare delle versioni backport (n.d.t. versioni dei
    programmi presenti nei pacchetti di testing e unstable, compilate
    per poter funzionare in un sistema stable) di dpkg e debhelper.

    ^[2] Si possono avere più informazioni sulla gestione base di un
    sistema Debian dal documento Debian Reference. Questo documento
    contiene anche alcune riferimenti utili per approfondire la
    programmazioni Unix.

    ^[3] Ci sono un paio di pacchetti specializzati ma simili, come
    dh-make-perl, dh-make-php, ecc.

Capitolo 2. Primi passi

    È disponibile la riscrittura di questo tutorial, con contenuti
    aggiornati e con esempi più pratici, denominato Guide for Debian
    Maintainers. Si prega di utilizzare il nuovo tutorial come
    documento primario.

    Iniziamo a creare un pacchetto (o, meglio ancora, adottiamone uno
    già esistente).

2.1. Flusso di lavoro per la costruzione dei pacchetti Debian

    Se si sta facendo un pacchetto Debian con un programma, il flusso
    di lavoro tipico per la costruzione di pacchetti Debian comporta
    la generazione di diversi file indicati in modo specifico per
    ogni passo come segue:

      * Procuriamoci una copia del programma, di solito in formato
        tar compresso.

          + pacchetto-versione.tar.gz
      * Aggiungiamo le modifiche specifiche per il pacchetto Debian
        del programma, nella directory debian, e creiamo un archivio
        sorgente non nativo (ovvero con l'insieme di file di input
        utilizzati per la creazione del pacchetto) in formato 3.0
        (quilt).
   
          + pacchetto_versione.orig.tar.gz
          + pacchetto_versione-revisione.debian.tar.gz^[4]
          + pacchetto_versione-revisione.dsc
      * Costruiamo i pacchetti binari Debian, che sono normali
        pacchetti installabili nel formato .deb (o nel formato .udeb,
        usato dall'installer Debian) dal sorgente del pacchetto
        Debian.

          + pacchetto_versione-revisione_arch.deb

    Si prega di notare che il carattere di separazione tra pacchetto
    e versione è stato modificato da - (trattino) nel nome
    dell'archivio, a _ (trattino basso) nel nome del pacchetto
    Debian.

    Nel file di nomi di cui sopra, sostituire la parte relativa al
    pacchetto con il nome del pacchetto, la versione con la versione
    originale, la revisione con la revisione Debian, e l'
    architettura con l'architettura del pacchetto, come definito nel
    manuale delle Policy di Debian. ^[5]

    Ogni passo di questo schema è spiegato con esempi dettagliati
    nelle sezioni successive.

2.2. Scegliamo il programma

    Probabilmente avete già scelto il pacchetto da creare. La prima
    cosa da fare è controllare se il pacchetto è già presente negli
    archivi della distribuzione, utilizzando i seguenti strumenti:

      * il comando aptitude

      * la pagina web Pacchetti Debian

      * the Debian Package Tracker web page

    Se il pacchetto esiste già, bene, basta installarlo! :-) Se
    dovesse essere orfano (cioè, se il maintainer è Debian QA Group),
    lo si può prendere in carico se è ancora disponibile. Si può
    adottare anche un pacchetto per il quale il suo manutentore ha
    presentato una richiesta di adozione (RFA).^[6]

    Ci sono diverse risorse per controllare lo stato di appartenenza
    dei pacchetti:

      * Il comando wnpp-alert dal pacchetto devscripts

      * Work-Needing and Prospective Packages

      * Registri di Debian delle segnalazioni dei bug: bug nello
        pseudo-pacchetto wnpp in unstable

      * Pacchetti Debian che hanno bisogno d'amore

      * Sfogliare i bug di wnpp basati su debtags

    Come nota a margine, è importante sottolineare che Debian ha già
    i pacchetti per la maggior parte dei programmi e che il numero di
    pacchetti presenti nell'archivio Debian è molto più grande di
    quello dei contribuenti con permessi di caricamento. Pertanto, i
    contributi sui pacchetti già presenti in archivio sono molto più
    apprezzati dagli altri sviluppatori (ed è molto più probabile che
    si ottenga una sponsorizzazione). ^[7]. Si può contribuire in
    diversi modi:

      * adottando dei pacchetti orfani, ma ancora attivamente
        utilizzati

      * entrando a far parte dei team di pacchettizzazione
   
      * aiutando nella risoluzione dei bug di pacchetti molto
        popolari

      * preparando QA o caricando NMU

    Appena ci si sente in grado di adottare un pacchetto, bisogna
    scaricare i sorgenti (con qualcosa tipo apt-get source pacchetto)
    ed esaminarli. Questo documento purtroppo non include tutte le
    informazioni che riguardano l'adozione dei pacchetti.
    Fortunatamente non sarà difficile capire come funziona il
    pacchetto dal momento che qualcuno avrà già effettuato la
    configurazione iniziale. Continua comunque a leggere, molti dei
    suggerimenti qui di seguito saranno utili per il nostro scopo.

    Se il pacchetto è nuovo, e si pensa che sarebbe bello entrare a
    far parte di Debian, ecco come procedere:

      * Prima di tutto bisogna capire se il programma funziona in
        modo corretto, e averlo provato per almeno un po' di tempo e
        dimostrarne l'utilità.

      * Bisogna controllare nella lista dei pacchetti sui quali si
        lavora che nessun altro stia lavorando sullo stesso
        pacchetto. Se nessuno ci sta lavorando, si può segnalare un
        bug di tipo ITP (Intent To Package) allo pseudo-pacchetto
        wnpp usando il programma reportbug. Se qualcuno ci sta
        lavorando e si ritiene necessario si potrebbe contattare il
        maintainer. Altrimenti — si potrebbe trovare un altro
        programma interessante che è non manutenuto.

      * Il programma deve avere una licenza.

          + I programmi nella sezione main, devono essere
            completamente compatibili con le Linee Guida per il
            Software Libero Debian (DFSG, Debian Free Software
            Guidelines) (vedere DSFG) e non devono richiede nessun
            pacchetto che non sia presente nella sezione main, per la
            compilazione o l'esecuzione. Questo è il caso preferito.

          + I programmi nella sezione contrib, devono essere conformi
            alle DFSG, ma potrebbero richiedere, per la compilazione
            o l'esecuzione, un pacchetto che non è presente nella
            sezione main.

          + I programmi nella sezione non-free, possono non essere
            conformi alle DFSG, ma devono poter essere distribuibili.

          + Se non si è sicuri su quale sezione il pacchetto dovrebbe
            essere incluso, si può mandare il testo della licenza
            alla mailing list debian-legal@lists.debian.org e
            chiedere consigli.

      * Il programma non dovrebbe introdurre problemi si sicurezza e
        di manutenzione al il sistema Debian.

          + Il programma dovrebbe essere ben documentato e il suo
            codice facilmente comprensibile (ad es. non offuscato).

          + Si dovrebbe contattare l'autore o gli autori del
            programma per verificare che siano d'accordo con la sua
            pacchettizzazione. È importante essere in grado di
            consultarsi con l'autore/i sul programma nel caso di
            problemi specifici del programma, per questo è meglio non
            provare a pacchettizzare programmi non più manutenuti.

          + Il programma non dovrebbe certamente girare come setuid
            root, o meglio, non dovrebbe per niente richiedere di
            essere setuid o setgid.

          + Il programma non dovrebbe essere un daemon, o essere
            installato nelle directory */sbin, o aprire una porta
            come root.

    Ovviamente queste sono solo misure di sicurezza, fatte per
    salvarti dall'ira degli utenti se si commette qualche errore in
    qualche daemon setuid… Una volta acquisita esperienza nella
    pacchettizzazione, sarai in grado di creare pure quel tipo di
    pacchetti.

    Visto che si è alle prime armi come maintainer, si consiglia di
    acquisire un po' d'esperienza creando dei pacchetti semplici
    cercando di evitare quelli più complicati.

      * Pacchetti semplici

          + pacchetto binario singolo, arch = all (collezione di
            dati, come le immagini di sfondo)

          + pacchetto binario singolo, arch = all (eseguibili scritti
            in un linguaggio interpretato come lo shell POSIX)

      * Pacchetti di media difficoltà

          + pacchetto binario singolo, arch = any (binari ELF
            eseguibili compilati da linguaggi come C e C++)

          + pacchetti binari multipli, arch = any + all (pacchetti
            per binari ELF eseguibili + documentazione)

          + sorgente originale in un formato diverso da tar.gz o
            tar.bz2

          + l'archivio dei sorgenti originale ha contenuti non
            distribuibili

      * Pacchetti complessi

          + pacchetto di un modulo di un interprete utilizzato da
            altri pacchetti

          + libreria ELF generica utilizzata da altri pacchetti

          + pacchetti binari multipli che includono un pacchetto di
            una libreria ELF

          + pacchetto con molteplici sorgenti originali

          + pacchetti di moduli del kernel

          + pacchetti di patch del kernel

          + ogni pacchetto con degli script di manutenzione non
            banali

    Creare pacchetti complessi non è troppo difficile, ma richiede un
    po' più di conoscenza. Si dovrebbe cercare una guida specifica
    per ogni caratteristica complessa. Ad esempio, alcuni linguaggi
    hanno dei loro documenti con le loro linee guida:

      * Perl policy

      * Python policy

      * Java policy

    C'è un altro vecchio detto latino che dice: fabricando fit faber
    (la pratica rende perfetti). Si tratta di una pratica vivamente
    consigliata, sperimentate tutte le fasi di pacchettizzazione
    Debian con un pacchetto semplice durante la lettura di questo
    tutorial. Un archivio compresso banale come hello-sh-1.0.tar.gz
    creato come segue, può offrire un buon punto di partenza:^[8]

    $ mkdir -p hello-sh/hello-sh-1.0; cd hello-sh/hello-sh-1.0
    $ cat > hello <<EOF
    #!/bin/sh
    # (C) 2011 Foo Bar, GPL2+
    echo "Hello!"
    EOF
    $ chmod 755 hello
    $ cd ..
    $ tar -cvzf hello-sh-1.0.tar.gz hello-sh-1.0

2.3. Prendere il programma e provarlo

    La prima cosa da fare è trovare e scaricare il codice sorgente
    originale del programma. Supponendo che si è recuperato il file
    dal sito web dell'autore. Generalmente il codice sorgente dei
    programmi liberi per Unix e derivati sono in formato tar+gzip con
    estensione .tar.gz, oppure in formato tar+bzip2 con estensione
    .tar.bz2. Di solito, questi file, contengono la sottodirectory
    dal nome pacchetto-versione con tutti i sorgenti.

    Se è presente un sistema di controllo di versione (VCS) come Git,
    Subversion o CVS, è possibile scaricare l'ultima versione del
    codice sorgente con git clone, svn co, o cvs co e comprimerlo in
    formato tar+gzip utilizzando l'opzione --exclude-vcs.

    Se il codice sorgente è in qualche altro formato di archiviazione
    (per esempio, con estensione .Z o .zip^[9]), scompattarlo con i
    programmi appropriati, e ricomprimerlo.

    Se il sorgente del programma viene fornito con alcuni contenuti
    che non sono conformi con il DFSG, si dovrebbe scompattarlo,
    rimuovere questi contenuti e ricomprimerlo con una versione
    modificata dei sorgenti originali contenenti dfsg .

    A titolo di esempio, verrà utilizzato il programma gentoo, un
    gestore file grafico basato su GTK+.^[10]

    È buona regola creare una sottodirectory nella directory home e
    nominarla debian o deb o qualsiasi altro nome appropriato (ad es.
    in questo caso ~/gentoo andrebbe più che bene). Scaricare
    l'archivio e scompattarlo (con il comando tar xzf
    gentoo-0.9.12.tar.gz). Bisogna assicurarsi che non ci siano
    errori, per quanto in apparenza irrilevanti, perché potrebbero
    causare problemi nell'estrazione dell'archivio sul sistema di
    altre persone, alcuni strumenti di estrazione a volte ignorano
    queste anomalie. Nella console dovrebbe esserci quanto segue:

    $ mkdir ~/gentoo ; cd ~/gentoo
    $ wget http://www.example.org/gentoo-0.9.12.tar.gz
    $ tar xvzf gentoo-0.9.12.tar.gz
    $ ls -F
    gentoo-0.9.12/
    gentoo-0.9.12.tar.gz

    A questo punto si avrà un'altra sottodirectory, dal nome
    gentoo-0.9.12. Spostarsi in questa directory e leggere 
    attentamente la documentazione fornita. Di solito si avranno dei
    file come README*, INSTALL*, *.lsm o *.html. È necessario trovare
    istruzioni su come compilare e installare correttamente il
    programma (si potrebbe supporre di installare il programma nella
    directory /usr/local/bin, ma questo non è il comportamento
    corretto, tratteremo l'argomento più avanti Sezione 3.3,
    «Installazione dei file nei loro percorsi»).

    Si dovrebbe iniziare la pacchettizzazione con la directory dei
    sorgenti completamente ripulita, o semplicemente partendo da una
    nuova estrazione dall'archivio dei sorgenti.

2.4. Sistemi di compilazione semplici

    I programmi più semplici sono dotati di un file Makefile, e
    possono essere compilati semplicemente con il comando make.^[11]
    Alcuni supportano make check, che esegue dei controlli
    automatici. Per installare il programma nella directory di
    destinazione, di solito basta eseguire make install.

    Adesso si provi a compilare ed eseguire il programma,
    assicurandosi che funzioni correttamente e che niente sia andato
    storto durante l'installazione o l'esecuzione.

    Di solito, per ripulire la directory di compilazione, si usa il
    comando make clean (o meglio ancora make distclean). Talvolta c'è
    anche il comando make uninstall che serve a rimuovere tutti i
    file installati.

2.5. Sistemi di compilazione portabili più utilizzati

    Molti programmi liberi sono scritti utilizzando i linguaggi di
    programmazione C e C++. Molti di questi utilizzano Autotools o
    CMake per essere portabili su diverse piattaforme. Questi
    strumenti vengono utilizzati per generare il Makefile e altri
    file sorgenti necessari. Dopo di questo, i programmi vengono
    compilati utilizzando il solito make; make install.

    Autotools è il sistema di compilazione della GNU, che comprendere
    Autoconf, Automake, Libtool, e gettext. Per capire meglio ciò che
    avviene, si possono leggere i seguenti file sorgenti:
    configure.ac, Makefile.am, e Makefile.in. ^[12]

    Il primo passo del flusso di lavoro degli Autotools consiste
    solitamente nell'esecuzione del comando autoreconf -i -f per i
    sorgenti che verranno successivamente distribuiti insieme ai file
    generati.

    configure.ac-----+-> autoreconf -+-> configure
    Makefile.am -----+        |      +-> Makefile.in
    src/Makefile.am -+        |      +-> src/Makefile.in
                              |      +-> config.h.in
                          automake
                          aclocal
                          aclocal.m4
                          autoheader

    La modifica dei file configure.ac e Makefile.am richiede una
    minima conoscenza di autoconf e automake. Vedereinfo autoconf e
    info automake.

    Il passo successivo da compiere con Autotools, di solito,
    consiste nel procurarsi il sorgente del programma e nel
    compilarlo nella directory binary tramite l'esecuzione dei
    comandi ./configure && make all'interno della directory dei
    sorgenti stessi.

    Makefile.in -----+                +-> Makefile -----+-> make -> binary
    src/Makefile.in -+-> ./configure -+-> src/Makefile -+
    config.h.in -----+                +-> config.h -----+
                     |
      config.status -+
      config.guess --+

    Si possono modificare molte cose nel file Makefile, come la
    posizione predefinita di installazione dei file utilizzando
    l'opzione ./configure --prefix=/usr.

    Nonostante non sia richiesto, l'aggiornamento di configure e
    degli altri file con autoreconf -i -f può migliorare la
    compatibilità del sorgente. ^[13]

    CMake è un alternativo sistema di compilazione. Per conoscerlo
    meglio si può leggere il file CMakeLists.txt.

2.6. Nome e versione del pacchetto

    Se il sorgente del programma originale è nominato
    gentoo-0.9.12.tar.gz, si può usare gentoo come nome pacchetto e
    0.9.12 come versione del programma originale. Queste stringhe
    saranno utilizzate nel file debian/changelog come vedremo più
    avanti nel Sezione 4.3, «changelog».

    Sebbene questo semplice approccio il più delle volte funzioni,
    può essere necessario modificare il nome pacchetto e la versione
    del programma originale rinominando il sorgente originale in
    qualcosa conforme alla policy di Debian ed alle convenzioni
    esistenti.

    È necessario scegliere il nome del pacchetto utilizzando solo
    lettere minuscole (a-z), cifre (0-9), il segno più (+) e il segno
    meno (-), e il punto ( . ). Il nome deve essere di almeno due
    caratteri, deve iniziare con un carattere alfanumerico, e non
    deve essere la stesso di quelli già esistenti. È consigliabile
    mantenere la lunghezza intorno ai 30 caratteri. ^[14]

    Se il sorgente originale usa un nome troppo generico come
    test-suite è consigliabile rinominarlo, in modo da identificare
    meglio il suo contenuto e per non rischiare di sporcare il
    namespace. ^[15]

    Si consiglia di scegliere un nome della versione del programma
    originale contenente solo caratteri alfanumerici (0-9A-Za-z), il
    segno più (+), il simbolo tilde (~), e il punto (.). Il nome deve
    iniziare con una cifra (0-9). ^[16] È consigliabile, se
    possibile, mantenere una lunghezza entro gli 8 caratteri. ^[17]

    Se il programma originale non utilizza un normale sistema di
    versioning, come ad esempio 2.30.32, ma utilizza qualche tipo di
    data, come 11Apr29, un stringa con un codice casuale, o un valoro
    di hash di un VCS, bisogna assicurarsi di rimuoverli dalla 
    versione originale. Queste informazioni possono essere registrate
    nel file debian/changelog. Se si ha bisogno di inventare una
    stringa di versione, bisogna utilizzare il formato YYYYMMDD, ad
    esempio 20110429 come versione originale. Questo fa in modo che 
    dpkg interpreti in modo corretto le versioni successive del
    programma, per gli aggiornamenti. Se ci si vuole assicurare, in
    futuro, una transazione indolore ad un normale sistema di
    versioning, come 0.1, si utilizzi il formato 0~YYMMDD, ed esempio
    0~110429, anzichè la versione originale.

    Le stringhe di versione ^[18] possono essere confrontate usando 
    dpkg(1) come segue:

    $ dpkg --compare-versions ver1 op ver2

    Le regole per il confronto delle versioni possono essere
    riassunte in questo modo:

      * Le stringhe sono confrontate dall'inizio alla fine (da
        sinistra verso destra).

      * Le lettere hanno più priorità delle cifre.

      * I numeri sono confrontati come interi.
   
      * Le lettere sono confrontate in ordine di codice ASCII.

      * Ci sono regole speciali per il punto (.), il segno più (+), e
        il carattere tilde (~), eccole descritte:

        0.0 < 0.5 < 0.10 < 0.99 < 1 < 1.0~rc1 < 1.0 < 1.0+b1 <
        1.0+nmu1 < 1.1 < 2.0

    Un esempio di caso intricato si ha, ad esempio, quando una è
    presente una pre-release RC come
    gentoo-0.9.12-ReleaseCandidate-99.tar.gz per il programma
    gentoo-0.9.12.tar.gz. In questo caso è necessario assicurarsi che
    l'aggiornamento funzioni correttamente, rinominando il sorgente
    originale gentoo-0.9.12~rc99.tar.gz.

2.7. Configurare dh_make

    Una delle prime cose da fare è impostare le variabili d'ambiente
    della shell $DEBEMAIL e $DEBFULLNAME visto che molti strumenti di
    gestione di Debian usano queste variabili per recuperare il nome
    e l'email da utilizzare nei pacchetti. ^[19]

    $ cat >>~/.bashrc <<EOF
    DEBEMAIL="your.email.address@example.org"
    DEBFULLNAME="Firstname Lastname"
    export DEBEMAIL DEBFULLNAME
    EOF
    $ . ~/.bashrc

2.8. Il primo pacchetto non nativo per Debian

    I pacchetti classici per Debian sono pacchetti non-nativi, ovvero
    non specificamente pensati per debian, come ad esempio qualche
    programma di manutenzione per Debian. Se si desidera creare un
    pacchetto Debian non-nativo del programma con il sorgente
    gentoo-0.9.12.tar.gz si può utilizzare il programma dh_make come
    segue:

    $ cd ~/gentoo
    $ wget http://example.org/gentoo-0.9.12.tar.gz
    $ tar -xvzf gentoo-0.9.12.tar.gz
    $ cd gentoo-0.9.12
    $ dh_make -f ../gentoo-0.9.12.tar.gz

    Ovviamente, si deve sostituire il nome del file con il nome
    dell'archivio dei sorgenti originali. ^[20] Vedere dh_make(8) per
    i dettagli.

    Verranno visualizzate alcune informazioni e verrà chiesto che
    tipo di pacchetto creare. Gentoo è un pacchetto binario singolo —
    crea un solo binario, e quindi un solo file .deb — per cui si
    dovrà selezionare la prima opzione (con il tasto s), controllare
    le informazioni sullo schermo e confermare la scelta con ENTER. ^
    [21]

    L'esecuzione di dh_make, creerà una copia dell'archivio originale
    del programma, come nome gentoo_0.9.12.orig.tar.gz, nella
    directory superiore, per consentire, più avanti, la creazione di
    un pacchetto Debian sorgente non-nativo con nome debian.tar.gz:

    $ cd ~/gentoo ; ls -F
    gentoo-0.9.12/
    gentoo-0.9.12.tar.gz
    gentoo_0.9.12.orig.tar.gz

    Si presti attenzione a due caratteristiche chiave presenti nel
    nome del file gentoo_0.9.12.orig.tar.gz:

      * Il nome del pacchetto e la versione sono separati da _
        (trattino basso).

      * La stringa .orig è inserita prima di .tar.gz.

    Si dovrebbe aver notato che nella sottodirectory dei sorgenti
    debian sono stati creati molti modelli di file. Questo verrà
    trattato in Capitolo 4, File richiesti nella directory debian e
    Capitolo 5, Altri file nella directory debian. Dovreste aver
    capito che la pacchettizzazione non è un processo automatico. È
    necessario modificare il sorgente originale per Debian (come
    descritto in Capitolo 3, Modificare i sorgenti). Dopo di questo,
    è necessario creare i pacchetti Debian in maniera appropriata (
    Capitolo 6, Costruzione del pacchetto), provarli Capitolo 7, 
    Controllare il pacchetto per errori, e caricarli (Capitolo 9, 
    Caricamento del pacchetto). Tutti i passaggi verranno
    approfonditi in seguito.

    Se accidentalmente viene cancellato qualche modello di file
    mentre ci si lavora, è possibile recuperarlo eseguendo dh_make
    con l'opzione --addmissing nella directory dei sorgenti del
    pacchetto Debian.

    L'aggiornamento di un pacchetto già esistente può diventare
    complicato, perché è possibile che si siano usate vecchie
    tecniche di pacchettizzazione. Per adesso, è consigliabile,
    concentrarsi sulla creazione di nuovi pacchetti per imparare le
    basi. Si tornerà ad approfondire l'argomento più avanti su
    Capitolo 8, Aggiornamento del pacchetto.

    Si tenga presente che non è necessario che il file dei sorgenti
    contenga qualsiasi sistema di creazione, discusso in Sezione 2.4,
    «Sistemi di compilazione semplici» and Sezione 2.5, «Sistemi di
    compilazione portabili più utilizzati». Potrebbe essere solo una
    collezione di file grafici, ecc. L'installazione di questi file
    può essere effettuata utilizzando solamente i file di
    configurazione di debhelper, come debian/install (vedere
    Sezione 5.11, «install»).


---------------------------------------------------------------------

    ^[4] Per gli archivi non nativi nel vecchio formato 1.0, viene
    utilizzato il nome pacchetto_versione-revisione.diff.gz.

    ^[5] Vedere 5.6.1 "Sorgente", 5.6.7 "Pacchetto", e 5.6.12
    "Versione". L'architettura del pacchetto è conforme al manuale
    delle Policy di Debian: 5.6.8 "Architettura" ed è assegnata
    automaticamente al processo di creazione del pacchetto.

    ^[6] Per maggiori informazioni, consulta la Guida di riferimento
    per lo sviluppatore Debian 5.9.5. "Adottare un pacchetto".

    ^[7] Detto questo, ovviamente ci sarà sempre qualche nuovo
    programma che vale la pena pacchettizzare.

    ^[8] Non ci si preoccupi della mancanza dei Makefile. È possibile
    installare il programma hello semplicemente usando il comando 
    debhelper come in Sezione 5.11, «install», oppure modificando il
    sorgente originale aggiungendo un nuovo Makefile con la
    destinazione dell' install come in Capitolo 3, Modificare i
    sorgenti .

    ^[9] Si può utilizzare il comando file per scoprire il formato di
    archiviazione.

    ^[10] Il programma in questione è già stato pacchettizzato. La
    versione corrente usa gli Autotools e la sua costruzione e
    struttura è molto sostanzialmente differente dagli esempi
    seguenti, che sono basati sulla versione 0.9.12.

    ^[11] Molti programmi moderni sono dotati di uno script configure
    che, una volta eseguito, crea un Makefile personalizzato per il
    proprio sistema.

    ^[12] Autotools è troppo vasto per essere approfondito in questo
    piccolo tutorial. Questa sezione ha lo scopo di fornire solo i
    concetti base ed i riferimenti. Assicurarsi di leggere il
    tutorial Autotools e la copia locale di /usr/share/doc/
    autotools-dev/README.Debian.gz, se si intende usarlo.

    ^[13] Si possono automatizzare queste operazioni utilizzando il
    pacchetto dh-autoreconf. Vedere Sezione 4.4.3, «Personalizzazione
    del file rules».

    ^[14] Il campo di default di aptitude del nome del pacchetto è di
    30 caratteri. Oltre il 90% dei pacchetti ha un nome più piccolo
    di 24 caratteri.

    ^[15] Se si segue la guida dello sviluppatore Debian 5.1. "New
    packages", il processo di ITP di solito dovrebbe risolvere questo
    tipo di problemi.

    ^[16] Questa regola dovrebbe aiutare ad evitare confusione con i
    nome dei file.

    ^[17] La lunghezza predefinita del campo "versione" di aptitude è
    di 10 caratteri. Di solito le revisioni Debian precedute da un
    trattino ne utilizzano 2. Per più dell'80% dei pacchetti, la
    lunghezza della versione dei sorgenti originali è più piccola di
    10 caratteri e la revisione Debian è inferiore a 3 caratteri.

    ^[18] La stringa della versione può essere costituita da versione
    del programma originale (versione), revisione Debian (revisione),
    oppure da versione (versione-revisione). Vedere Sezione 8.1,
    «Nuova revisione Debian» per conoscere come incrementare il
    numero della revisione Debian.

    ^[19] Il seguente testo assume che stiate utilizzando Bash come
    shell di login. Se si utilizza un'altra shell di login, come la Z
    shell, bisognerà usare i suoi file di configurazione al posto di
    ~/.bashrc.

    ^[20] Se i sorgenti originali contengono già la directory debian
    e il suo contenuto, si deve eseguire il comando dh_make con
    l'opzione --addmissing. Il nuovo formato dei sorgenti 3.0 (quilt)
    è abbastanza maturo da non danneggiare questi pacchetti. Potrebbe
    essere necessario aggiornare i contenuti forniti nei sorgenti
    originali per il pacchetto Debian.

    ^[21] Ecco le varie opzioni: s che sta per binario Singolo, i per
    Indipendente dall'architettura, m per binario Multiplo, l per
    Libreria, k per modulo del Kernel, n per patch del kernel e b per
    cdbs. Questo documento si basa sull'uso del comando dh (contenuto
    nel pacchetto debhelper) per la creazione di un pacchetto
    contenente un singolo binario, verrà trattato anche il
    funzionamento dei pacchetti indipendenti dall'architettura e i
    pacchetti con binari multipli. Il pacchetto cdbs offre
    un'infrastruttura di script alternativa al comando dh e non
    rientra nell'ambito di questo documento.

Capitolo 3. Modificare i sorgenti

    È disponibile la riscrittura di questo tutorial, con contenuti
    aggiornati e con esempi più pratici, denominato Guide for Debian
    Maintainers. Si prega di utilizzare il nuovo tutorial come
    documento primario.

    Non c'è spazio qui per approfondire tutti i dettagli su come
    modificare i sorgenti originali, ma verranno trattati alcuni
    passaggi fondamentali e le problematiche più comuni.

3.1. Configurare quilt

    Il programma quilt offre un metodo semplice per registrare le
    modifiche dei sorgenti originali per la pacchettizzazione Debian.
    È comodo averlo leggermente personalizzato per la
    pacchettizzazione Debian, utilizzando l'alias dquilt, aggiungendo
    le seguenti linee al file ~/.bashrc. La seconda riga fornisce la
    stessa funzionalità di shell completion del comando quilt al
    comando dquilt:

    alias dquilt="quilt --quiltrc=${HOME}/.quiltrc-dpkg"
    . /usr/share/bash-completion/completions/quilt
    complete -F _quilt_completion -o filenames dquilt

    Si crei il file ~/.quiltrc-dpkg come segue:

    d=. ; while [ ! -d $d/debian -a $(readlink -e $d) != / ]; do d=$d/..; done
    if [ -d $d/debian ] && [ -z $QUILT_PATCHES ]; then
        # if in Debian packaging tree with unset $QUILT_PATCHES
        QUILT_PATCHES="debian/patches"
        QUILT_PATCH_OPTS="--reject-format=unified"
        QUILT_DIFF_ARGS="-p ab --no-timestamps --no-index --color=auto"
        QUILT_REFRESH_ARGS="-p ab --no-timestamps --no-index"
        QUILT_COLORS="diff_hdr=1;32:diff_add=1;34:diff_rem=1;31:diff_hunk=1;33:diff_ctx=35:diff_cctx=33"
        if ! [ -d $d/debian/patches ]; then mkdir $d/debian/patches; fi
    fi

    Per l'utilizzo di quilt si veda quilt(1) e /usr/share/doc/quilt/
    quilt.pdf.gz.

3.2. Correggere i bug nel sorgente originale

    Si supponga di trovare un errore, nel file Makefile distribuito
    con il programma originale, ad esempio la stringa install: gentoo
    avrebbe dovuto essere install: gentoo-target.

    install: gentoo
            install ./gentoo $(BIN)
            install icons/* $(ICONS)
            install gentoorc-example $(HOME)/.gentoorc

    Si può correggere questo errore e registrarlo, con il comando 
    dquilt utilizzando come file fix-gentoo-target.patch: ^[22]

    $ mkdir debian/patches
    $ dquilt new fix-gentoo-target.patch
    $ dquilt add Makefile

    Si modifichi il file Makefile come segue:

    install: gentoo-target
            install ./gentoo $(BIN)
            install icons/* $(ICONS)
            install gentoorc-example $(HOME)/.gentoorc

    Adesso bisogna chiedere a dquilt di generare la patch debian/
    patches/fix-gentoo-target.patch e di aggiungere una descrizione
    conforme a DEP-3: Patch Tagging Guidelines:

    $ dquilt refresh
    $ dquilt header -e
    ... describe patch

3.3. Installazione dei file nei loro percorsi

    La maggiorparte dei programmi di terze parti si auto-installano
    in sottodirectory di /usr/local. I pacchetti Debian invece non
    devono usare quella directory, dal momento che è riservata agli
    amministratori (o utenti) del sistema per uso privato, ma
    dovrebbero usare le directory di sistema come la sottodirectory /
    usr/bin, conformi allo Standard di Gerarchia dei Filesystem (FHS,
    /usr/share/doc/debian-policy/fhs/fhs-2.3.html).

    Normalmente, make(1) è usato per costruire automaticamente il
    programma, invece l'esecuzione di make install installa il
    programma direttamente nella destinazione prestabilita
    (configurata nella sezione install nel file Makefile). Per far in
    modo che Debian fornisca dei pacchetti installabili
    pre-compilati, viene modificato il sistema di compilazione in
    modo da installare i programmi in un'immagine dell'albero dei
    file, creata dentro una directory temporanea, anziché nella
    destinazione prestabilita.

    Le 2 differenze tra la normale installazione di un programma e
    l'installazione tramite il sistema di pacchettizzazione Debian
    può essere affrontato in modo trasparente dal pacchetto
    debhelper, attraverso i comandi dh_auto_configure e 
    dh_auto_install, se le seguenti condizioni sono soddisfatte:

      * Il file Makefile deve seguire le convenzioni GNU e supportare
        la variabile $(DESTDIR). ^[23]
   
      * Il sorgente deve essere conforme allo Standard di Gerarchia
        dei Filesystem (FHS).

    I programmi che usano GNU autoconf sono automaticamente conformi
    alle convenzioni GNU e la loro pacchettizzazione può essere molto
    semplice. Con questi ed altri accorgimenti, si stima che il
    pacchetto debhelper funzioni su quasi il 90% dei pacchetti senza
    apportare pesanti modifiche al loro sistema di compilazione. La
    pacchettizzazione non è così complicata come potrebbe sembrare.

    Se è necessario apportare delle modifiche al Makefile, si
    dovrebbe fare attenzione a supportare la variabile $(DESTDIR).
    Anche se non è impostata di default, la variabile $(DESTDIR)
    viene anteposta ad ogni percorso usato per l'installazione del
    programma. Lo script di pacchettizzazione imposta la variabile $
    (DESTDIR) nella directory temporanea.

    Per il pacchetto sorgente che genera un singolo pacchetto
    binario, la directory temporanea, utilizzata dal comando 
    dh_auto_install, è debian/pacchetto. ^[24] Tutto quello contenuto
    nella directory temporanea verrà installato sul sistema
    dell'utente, appena si installa il pacchetto, l'unica differenza
    è che dpkg installerà i file nella radice del file system anzichè
    nella directory di lavoro.

    Bisogna tenere in considerazione che, anche se il programma viene
    installato in debian/pacchetto, deve comunque potersi installare
    nella directory radice dal pacchetto .deb. Per questo motivo non
    bisogna consentire al sistema di compilazione di utilizzare
    stringhe impostate manualmente come costanti, ad esempio /home/me
    /deb/pacchetto-versione/usr/share/pacchetto nei file del
    pacchetto.

    Questa è la parte più importante del Makefile del pacchetto
    gentoo ^[25]:

    # Where to put executable commands on 'make install'?
    BIN     = /usr/local/bin
    # Where to put icons on 'make install'?
    ICONS   = /usr/local/share/gentoo

    Da notare che i file verranno installati in /usr/local. Come
    descritto sopra, questa directory, in Debian, è riservata per
    l'utilizzo locale, si modifichino questi percorsi con:

    # Where to put executable commands on 'make install'?
    BIN     = $(DESTDIR)/usr/bin
    # Where to put icons on 'make install'?
    ICONS   = $(DESTDIR)/usr/share/gentoo

    Le posizioni che dovrebbero essere usate per i binari, le icone,
    la documentazione, ecc. sono specificate nella Gerarchia dei
    Filesystem (FHS). Si consiglia di sfogliarlo e leggere le sezioni
    riguardanti il pacchetto interessato.

    Si dovrà installare, quindi, il file eseguibile in /usr/bin
    anziché in /usr/local/bin, la pagina di manuale in /usr/share/man
    /man1 anziché /usr/local/man/man1, ecc. Da notare che nel
    Makefile del pacchetto gentoo non è presente una pagina di
    manuale, ma dal momento che la policy di Debian prevede che ogni
    programma ne abbia una, ne verrà creata una e sarà installata in
    /usr/share/man/man1.

    Alcuni programmi non usano le variabili nel Makefile per definire
    dei percorsi come questi. Questo indica che potrebbe essere
    necessario modificare qualche sorgente in C, per fargli usare il
    percorso giusto. Ma dove cercarlo, e per farci cosa? Lo si può
    scoprire eseguendo questo:

    $ grep -nr --include='*.[c|h]' -e 'usr/local/lib' .

    grep cercherà tutte le corrispondenze in maniera ricorsiva
    attraverso tutto l'albero dei sorgenti, indicando il nome del
    file e il numero della riga.

    Si modifichino quei file in quelle righe, sostituendo usr/local/
    lib con /usr/lib. Questo può essere fatto automaticamente, come
    mostrato di seguito:

    $ sed -i -e 's#usr/local/lib#usr/lib#g' \
            $(find . -type f -name '*.[c|h]')

    Se invece si vuole dare la conferma per ogni sostituzione, si può
    utilizzare il seguente comando:

    $ vim '+argdo %s#usr/local/lib#usr/lib#gce|update' +q \
            $(find . -type f -name '*.[c|h]')

    A questo punto si dovrebbe trovare il target install (si cerchi
    la riga che inizia con install:, di solito è quella corretta) e
    modificare tutti i riferimenti alle directory diverse da quelle
    definite nel Makefile.

    Originariamente, il target del pacchetto gentoo riporterà:

    install: gentoo-target
            install ./gentoo $(BIN)
            install icons/* $(ICONS)
            install gentoorc-example $(HOME)/.gentoorc

    Si può correggere e registrare la modifica con il comando dquilt
    salvandola come debian/patches/install.patch.

    $ dquilt new install.patch
    $ dquilt add Makefile

    Per il pacchetto debian si modifichi come segue, utilizzando un
    editor:

    install: gentoo-target
            install -d $(BIN) $(ICONS) $(DESTDIR)/etc
            install ./gentoo $(BIN)
            install -m644 icons/* $(ICONS)
            install -m644 gentoorc-example $(DESTDIR)/etc/gentoorc

    Si sarà fatto caso che adesso c'è un comando install -d prima
    degli altri, nella regola. Il Makefile originale non ce l'ha
    perché generalmente usa /usr/local/bin e altre directory che già
    esistono nel sistema su cui si esegue make install. Tuttavia, dal
    momento che verrà installato nella nostra directory vuota (o
    anche inesistente), si dovrà creare ogni singola directory.

    È possibile anche aggiungere altre cose alla fine della regola,
    come l'installazione di documentazione aggiuntiva che gli autori
    originali talvolta omettono:

            install -d $(DESTDIR)/usr/share/doc/gentoo/html
            cp -a docs/* $(DESTDIR)/usr/share/doc/gentoo/html

    Dopo un'attenta analisi, se tutto è andato bene, si può generare
    con dquilt la patch che crea il file debian/patches/install.patch
    ed aggiungendogli una descrizione:

    $ dquilt refresh
    $ dquilt header -e
    ... describe patch

    Adesso si avranno una serie di patch.

     1. Correzione del bug riguardante il sorgente originale: debian/
        patches/fix-gentoo-target.patch
   
     2. Modifica specifica per il sistema di pacchettizzazione
        Debian: debian/patches/install.patch

    Ogni volta che si apportano delle modifiche che non sono
    specificatamente legate alla pacchettizzazione Debian, come
    debian/patches/fix-gentoo-target.patch, bisogna assicurarsi di
    inviare le modifiche al manutentore originale, in modo che
    possano essere incluse nella prossima versione del programma e
    possano beneficiarne altri utenti. Ci si ricordi, di creare delle
    correzioni portabili, ovvero di non renderle specifiche per
    Debian o Linux — o altri Unix!. Questo renderà più semplice
    applicare le correzioni.

    Da notare che non è necessario inviare i file debian/* all'autore
    originale.

3.4. Distinguere le librerie

    C'è un altro problema comune: le librerie sono spesso diverse da
    piattaforma a piattaforma. Per esempio, il Makefile può contenere
    un riferimento a una libreria che non esiste nei sistemi Debian.
    In tal caso occorre cambiare il riferimento ad una libreria che
    serve allo stesso scopo e che esista in Debian.

    Supponiamo che una riga nel Makefile del programma (o nel
    Makefile.in) che riporta qualcosa come segue.

    LIBS = -lfoo -lbar

    Se il programma non viene compilato perché la libreria foo non
    esiste e il suo equivalente, su un sistema Debian, è fornito
    dalla libreria foo2, è possibile risolvere questo problema di
    compilazione, modificando il file debian/patches/foo2.patch
    cambiando foo con foo2: ^[26]

    $ dquilt new foo2.patch
    $ dquilt add Makefile
    $ sed -i -e 's/-lfoo/-lfoo2/g' Makefile
    $ dquilt refresh
    $ dquilt header -e
    ... describe patch


---------------------------------------------------------------------

    ^[22] La directory debian/patches dovrebbe essere stata creata se
    si è eseguito dh_make, come descritto prima. Questo esempio crea
    la directory nel caso in cui si stia aggiornando un pacchetto
    esistente.

    ^[23] Vedere GNU Coding Standards: 7.2.4 DESTDIR: Support for
    Staged Installs.

    ^[24] Per il pacchetto sorgente che genera pacchetti binari
    multipli, il comando dh_auto_install utilizza la directory
    temporanea debian/tmp, mentre il comando dh_install, con l'aiuto
    dei file debian/pacchetto-1.install e debian/pacchetto-2.install
    suddivide il contenuto di debian/tmp nelle directory temporanee
    debian/pacchetto-1 e debian/pacchetto-2 per creare pacchetti
    binari pacchetto-1_*.deb e pacchetto-2_*.deb.

    ^[25] Questo è solo un esempio che mostra come un Makefile
    dovrebbe apparire. Se il Makefile è creato dal comando ./
    configure, il modo giusto per correggere il Makefile è eseguire
    il comando ./configure dal comando dh_auto_configure includendo
    come opzione predefinita --prefix=/usr.

    ^[26] Se ci sono modifiche delle API dalla libreriafoo alla
    libreria foo2, le modifiche necessarie per il codice sorgente
    devono essere fatte basandosi sulle nuove API.

Capitolo 4. File richiesti nella directory debian

    È disponibile la riscrittura di questo tutorial, con contenuti
    aggiornati e con esempi più pratici, denominato Guide for Debian
    Maintainers. Si prega di utilizzare il nuovo tutorial come
    documento primario.

    C'è una nuova sottodirectory all'interno della cartella
    contenente i sorgenti del programma ed è chiamata debian.
    All'interno di questa vi sono una serie di file che dovranno
    essere modificati per personalizzare il comportamento del
    pacchetto. I più importanti fra tutti questi sono i file control,
    changelog, copyright e rules, che vengono richiesti per tutti i
    pacchetti. ^[27]

4.1. control

    Questo file contiene diversi valori che dpkg, dselect, apt-get, 
    apt-cache, aptitude, ed altri strumenti utilizzeranno per gestire
    il pacchetto. Il tutto è definito nel Manuale delle policy di
    Debian, 5 "File di controllo ed i loro campi".

    Questo è il file di control che dh_make crea:

     1 Source: gentoo
     2 Section: unknown
     3 Priority: optional
     4 Maintainer: Josip Rodin <joy-mg@debian.org>
     5 Build-Depends: debhelper (>=10)
     6 Standards-Version: 4.0.0
     7 Homepage: <insert the upstream URL, if relevant>
     8
     9 Package: gentoo
    10 Architecture: any
    11 Depends: ${shlibs:Depends}, ${misc:Depends}
    12 Description: <insert up to 60 chars description>
    13  <insert long description, indented with spaces>

    (Sono stati aggiunti i numeri di riga.)

    Le righe 1–7 contengono le informazioni di controllo per il
    pacchetto sorgente. Le righe 9-13 contengono le informazioni di
    controllo per il pacchetto binario.

    La riga 1 contiene il nome del pacchetto sorgente.

    La riga 2 indica la sezione della distribuzione in cui il
    pacchetto sorgente dovrà andare.

    Come si sarà notato, l'archivio Debian è diviso in diverse aree:
    main (software libero), non-free (software non propriamente
    libero) e contrib (software libero che dipende da software non
    libero). All'interno di queste esistono delle sezioni che
    descrivono brevemente quali pacchetti vi si possono trovare.
    Quindi si hanno le sezioni admin per i programmi legati
    all'amministrazione di sistema, base per gli strumenti di base,
    devel per gli strumenti di sviluppo, doc per la documentazione,
    libs per le librerie, mail per client di posta e server
    associati, net per applicazioni e servizi di rete, x11 per
    programmi X11 che non appartengono alle altre categorie, e tanti
    altri. ^[28]

    Si può cambiare il valore in x11. (Il prefisso main/ è implicito
    e può essere omesso.)

    La riga numero 3 indica quanto sia importante per l'utente
    installare questo pacchetto. ^[29]

      * La priorità optional solitamente viene usata per i nuovi
        pacchetti che non vanno in conflitto con altri pacchetti con
        priorità required, important o standard.

    Le sezioni e le priorità vengono solitamente utilizzate da
    interfacce come aptitude in cui i pacchetti vengono suddivisi e
    vengono selezionati quelli predefiniti. Una volta caricato il
    pacchetto in Debian, il valore di ciascuno di questi due campi
    può essere sovrascritto dai manutentori dell'archivio, in tal
    caso si verrà avvertiti via mail.

    Dal momento che il pacchetto trattato ha una priorità normale e
    non va in conflitto con altri, si cambierà la priorità a
    optional.

    La riga 4 indica il nome e l'indirizzo email del manutentore. Ci
    si assicuri che questo campo includa una testata To valida per un
    indirizzo mail, perché una volta caricato il pacchetto, il
    sistema di rilevazione bug la userà per inviare le mail
    contenenti i bug. Si eviti di utilizzare virgole, 'e' commerciali
    o parentesi.

    La riga 5 include la lista dei pacchetti richiesti per costruire
    il pacchetto, ad es. il campo Build-Depends. Si può, inoltre,
    avere una riga contenente il campo Build-Depends-Indep. ^[30] .
    Alcuni pacchetti come gcc e make sono richiesti implicitamente,
    dal pacchetto build-essential. Se si ha la necessità di avere
    altri strumenti per costruire il pacchetto, questi devono essere
    aggiunti negli appositi campi. I campi multipli sono separati con
    le virgole; si legga una spiegazione sulle dipendenze binarie per
    scoprirne di più sulla sintassi di queste righe.

      * Per tutti i pacchetti creati utilizzando il comando dh nel
        file debian/rules, è necessario avere debhelper (>=9) nel
        campo Build-Depends, per aderire alle policy di Debian che
        richiedono per l'obiettivo clean.

      * I sorgenti dei pacchetti che hanno i pacchetti binari con il
        campo Architecture: any, vengono ricompilati con autobuilder.
        Poichè questa procedura installa i soli pacchetti elencati
        nel campo Build-Depends, prima di eseguire debian/rules build
        (vedere Sezione 6.2, «Auto-costruzione»), il campo
        Build-Depends ha bisogno di tutti i pacchetti necessari, ed
        il campo Build-Depends-Indep è raramente utilizzato.

      * Per i sorgenti dei pacchetti che hanno i pacchetti binari con
        campo Architecture: all, il campo Build-Depends-Indep elenca
        tutti i pacchetti necessari, se non sono già elencati nel
        campo Build-Depends, per essere conforme alle linee guida di
        Debian riguardanti il target clean.

    Se non si è sicuri sul campo da utilizzare, si può scegliere il
    campo Build-Depends.^[31]

    Per scoprire di quali pacchetti si ha bisogno per la compilazione
    si può eseguire il comando:

    $ dpkg-depcheck -d ./configure

    Per scoprire manualmente le esatte dipendenze per /usr/bin/foo,
    basta eseguire

    $ objdump -p /usr/bin/foo | grep NEEDED

    e per ogni libreria elencata (ad esempio, libfoo.so.6), si esegue

    $ dpkg -S libfoo.so.6

    A questo punto si indica la versione -dev di ogni pacchetto come
    voce Build-Depends. Se si usa ldd per questo scopo, verranno
    considerate anche le dipendenze indirette, il che potrà portare
    ad avere un numero eccessivo di dipendenze.

    Il pacchetto gentoo richiede anche xlibs-dev, libgtk1.2-dev e
    libglib1.2-dev per poter essere costruito, quindi tali dipendenze
    si aggiungeranno subito dopo debhelper.

    La riga 6 indica la versione delle delle linee guida Debian che
    il pacchetto deve rispettare, che corrisponde a quello che si
    legge quando lo si crea.

    Nella riga 7 si può inserire l'URL della pagina del programma
    originale.

    La riga 9 indica il nome del pacchetto binario. Questo è
    normalmente lo stesso nome del pacchetto sorgente, ma non deve
    essere necessariamente così.

    La riga 10 specifica le architetture per cui è possibile
    compilare il pacchetto. Questo valore è di solito uno dei
    seguenti, a seconda del tipo di pacchetto binario: ^[32]

      * Architecture: any

          + Il pacchetto binario generato è compatibile con una sola
            architettura, solitamente è utilizzato in programmi
            creati con un linguaggio compilato.
   
      * Architecture: all

          + Il pacchetto binario generato è indipendente
            dall'architettura, di solito si tratta di testo, immagini
            o script in un linguaggio interpretato.

    Si lasci la riga 10 così com'è visto che il programma è scritto
    in C.dpkg-gencontrol(1) riempirà il campo dell'architettura con
    un valore adeguato per ciascuna macchina in cui il pacchetto
    viene compilato.

    Se il pacchetto è indipendente dall'architettura (per esempio,
    uno script shell o Perl, o un documento), si cambi questo valore
    in all, e si legga in seguito in Sezione 4.4, «Il file rules»
    riguardo l'utilizzo della regola binary-indep al posto di
    binary-arch per costruire il pacchetto.

    La riga 11 mostra una delle caratteristiche più potenti del
    sistema di pacchettizzazione Debian. I pacchetti possono
    relazionarsi tra di loro in vari modi. A parte Depends, altri
    campi di relazione sono Recommends, Suggests, Pre-Depends,
    Breaks, Conflicts, Provides e Replaces.

    Gli strumenti di gestione dei pacchetti solitamente si comportano
    allo stesso modo quando si occupano di tali relazioni; in caso
    contrario, il comportamento verrà spiegato. (si legga dpkg(8), 
    dselect(8), apt(8), aptitude(1) ecc.)

    Ecco una descrizione semplificata delle relazioni tra i
    pacchetti: ^[33]

      * Depends

        Il pacchetto non verrà installato a meno che tutti i
        pacchetti da cui dipende vengono installati. Si usi questa
        relazione se il programma non funzionerà assolutamente (o
        sarà praticamente inutilizzabile) a meno della presenza di
        particolari pacchetti.

      * Recommends

        Si usi questa relazione per i pacchetti che non sono
        strettamente necessari ma sono solitamente utilizzati dal
        programma. Quando un utente installa il programma, tutte le
        interfacce di APT probabilmente chiederanno l'installazione
        dei pacchetti raccomandati. aptitude e apt-get installano, in
        modo predefinito, i pacchetti raccomandati insieme al
        pacchetto principale (ma l'utente può disabilitare questo
        comportamento predefinito). dpkg ignorerà questo campo.

      * Suggests

        Si usi questa relazione per pacchetti che funzionano bene con
        il programma ma non sono per niente necessari. Quando un
        utente installa il programma, probabilmente non verrà chiesta
        l'installazione dei pacchetti consigliati. aptitude può
        essere configurato per installare i pacchetti consigliati
        insieme al pacchetto principale ma questo non è il
        comportamento predefinito. dpkg ed apt-get ignoreranno questo
        campo.

      * Pre-Depends

        Questa relazione è più forte di Depends. Il pacchetto non
        verrà installato a meno che i pacchetti da cui pre-dipende
        sono stati installati e correttamente configurati. Si usi
        questa relazione con molta parsimonia e solo dopo averne
        discusso sulla mailing list debian-devel@lists.debian.org.
        Leggasi: non utilizzarla affatto. :-)

      * Conflicts

        Il pacchetto non verrà installato a meno che tutti i
        pacchetti con i quali va in conflitto siano rimossi. Si usi
        questa relazione se il programma non funzionerà o causerà
        gravi problemi se un certo pacchetto è presente.

      * Breaks

        Una volta installato il pacchetto verranno marcati come
        "guasti" tutti i pacchetti elencati. Normalmente la voce
        Breaks specifica che si applica a version precedenti di un
        certo valore. Per risolvere il problema, generalmente, basta
        aggiornare la lista dei pacchetti utilizzando uno strumento
        di gestione di alto livello, del sistema di
        pacchettizzazione.

      * Provides

        Per alcuni tipi di pacchetto di cui vi sono molteplici
        alternative, sono stati definiti dei nomi virtuali. Si può
        trovare la lista completa nel file
        virtual-package-names-list.txt.gz. Si consulti questo file se
        il programma da pacchettizzare fornisce la funzione di un
        pacchetto virtuale esistente.

      * Replaces

        Si usi questa relazione quando il programma rimpiazza i file
        di un altro pacchetto, o lo rimpiazza completamente
        (utilizzato in congiunzione con Conflicts). I file dei
        pacchetti indicati saranno sovrascritti con i file del nuovo
        pacchetto.

    Tutti i campi qui descritti hanno una sintassi uniforme. Sono
    costituiti da una lista contenente i nomi dei pacchetti separati
    da virgole. Questi possono essere anche costituiti da liste di
    nomi di pacchetto alternativi, separati da barre verticali |
    (simboli pipe).

    I campi possono limitare la loro applicabilità a particolari
    versioni di ogni pacchetto indicato. Le restrizioni di ogni
    singolo sono elencate tra parentesi dopo il nome de pacchetto, e
    dovrebbero contenere una relazione presa dalla lista qui sotto,
    seguita dal numero di versione. Le relazioni permesse sono: <<,
    <=, =, >= e >> per strettamente inferiore, inferiore o uguale,
    esattamente uguale, superiore o uguale e strettamente superiore,
    rispettivamente. Per esempio,

    Depends: foo (>= 1.2), libbar1 (= 1.3.4)
    Conflicts: baz
    Recommends: libbaz4 (>> 4.0.7)
    Suggests: quux
    Replaces: quux (<< 5), quux-foo (<= 7.6)

    L'ultima caratteristica utile da conoscere è ${shlibs:Depends}, $
    {perl:Depends}, ${misc:Depends}, ecc.

    dh_shlibdeps(1) calcola le dipendenze delle librerie condivise
    per i pacchetti binari. Questo genera un'elenco di eseguibili ELF
    e di librerie condivise che sono stati trovati in ogni pacchetto
    binario. Questa lista è utilizzata per ${shlibs:Depends}.

    dh_perl(1) calcola le dipendenze perl. Questo genera un elenco di
    dipendenze perl o perlapi per ogni pacchetto binario. Questa
    lista è utilizzata per ${perl:Depends}.

    Alcuni comandi debhelper possono far si che il pacchetto generato
    abbia bisogno di dipendere da altri pacchetti. Questa lista di
    pacchetti richiesti è utilizzata per ${misc:Depends}.

    dh_gencontrol(1) genera il file DEBIAN/control per ogni pacchetto
    binario che utilizza ${shlibs:Depends}, ${perl:Depends}, $
    {misc:Depends}, ecc.

    Detto ciò, si può lasciare la riga Depends esattamente come è
    ora, e si può inserire un'altra riga dopo questa che dica
    Suggests: file, perché gentoo può utilizzare alcune
    caratteristiche fornite dal pacchetto file.

    La riga 9 è l'URL dell'homepage. Supponiamo che questa sia http:/
    /www.obsession.se/gentoo/ .

    La riga 12 contiene una breve descrizione del pacchetto.
    Usualmente la larghezza dei terminali è di 80 colonne quindi il
    contenuto non dovrebbe superare i 60 caratteri. Si cambia questo
    valore in fully GUI-configurable, two-pane X file manager.

    Nella riga 13 va messa la descrizione lunga. Questa dovrebbe
    consistere in un paragrafo che fornisce più dettagli sul
    pacchetto. La prima colonna di ogni riga dovrebbe essere vuota.
    Non ci dovrebbero essere linee vuote, ma si può mettere un
    singolo . (punto) in una colonna per simularle. Inoltre non ci
    dovrebbe essere più di una linea vuota dopo questa descrizione. ^
    [34]

    Si possono inseriscono i campi Vcs-* per documentare il Version
    Control System (VCS) tra la linea 6 e 7. ^[35] Si supponga che il
    pacchetto gentoo abbia il suo VCS nel servizio Git Debian Alioth
    su git://git.debian.org/git/collab-maint/gentoo.git.

    E per concludere, questo è il file control aggiornato:

     1 Source: gentoo
     2 Section: x11
     3 Priority: optional
     4 Maintainer: Josip Rodin <joy-mg@debian.org>
     5 Build-Depends: debhelper (>=10), xlibs-dev, libgtk1.2-dev, libglib1.2-dev
     6 Standards-Version: 4.0.0
     7 Vcs-Git: https://anonscm.debian.org/git/collab-maint/gentoo.git
     8 Vcs-browser: https://anonscm.debian.org/git/collab-maint/gentoo.git
     9 Homepage: http://www.obsession.se/gentoo/
    10
    11 Package: gentoo
    12 Architecture: any
    13 Depends: ${shlibs:Depends}, ${misc:Depends}
    14 Suggests: file
    15 Description: fully GUI-configurable, two-pane X file manager
    16  gentoo is a two-pane file manager for the X Window System. gentoo lets the
    17  user do (almost) all of the configuration and customizing from within the
    18  program itself. If you still prefer to hand-edit configuration files,
    19  they're fairly easy to work with since they are written in an XML format.
    20  .
    21  gentoo features a fairly complex and powerful file identification system,
    22  coupled to an object-oriented style system, which together give you a lot
    23  of control over how files of different types are displayed and acted upon.
    24  Additionally, over a hundred pixmap images are available for use in file
    25  type descriptions.
    26  .
    29  gentoo was written from scratch in ANSI C, and it utilizes the GTK+ toolkit
    30  for its interface.

    (Sono stati aggiunti i numeri di riga.)

4.2. copyright

    Questo file contiene le informazioni sul copyright e la licenza
    del programma originale. Il suo contenuto è descritto nel Manuale
    delle policy di Debian, 12.5 'Informazioni di copyright', e il
    documento DEP-5: Machine-parseable debian/copyright fornisce le
    linee guida del suo formato.

    dh_make può fornire un modello di file del copyright, basta
    utilizzare l'opzione --copyright per selezionare quello giusto,
    se si desidera rilasciare il pacchetto gentoo sotto licenza
    GPL-2.

    You must fill in missing information to complete this file, such
    as the place you got the package from, the actual copyright
    notice, and the license. For certain common free software
    licenses (GNU GPL-1, GNU GPL-2, GNU GPL-3, LGPL-2, LGPL-2.1,
    LGPL-3, GNU FDL-1.2, GNU FDL-1.3, Apache-2.0, 3-Clause BSD,
    CC0-1.0, MPL-1.1, MPL-2.0 or the Artistic license), you can just
    refer to the appropriate file in the /usr/share/common-licenses/
    directory that exists on every Debian system. Otherwise, you must
    include the complete license.

    Brevemente, ecco come il file di copyright del pacchetto gentoo
    dovrebbe apparire:

     1 Format: https://www.debian.org/doc/packaging-manuals/copyright-format/1.0/
     2 Upstream-Name: gentoo
     3 Upstream-Contact: Emil Brink <emil@obsession.se>
     4 Source: http://sourceforge.net/projects/gentoo/files/
     5
     6 Files: *
     7 Copyright: 1998-2010 Emil Brink <emil@obsession.se>
     8 License: GPL-2+
     9
    10 Files: icons/*
    11 Copyright: 1998 Johan Hanson <johan@tiq.com>
    12 License: GPL-2+
    13
    14 Files: debian/*
    15 Copyright: 1998-2010 Josip Rodin <joy-mg@debian.org>
    16 License: GPL-2+
    17
    18 License: GPL-2+
    19  This program is free software; you can redistribute it and/or modify
    20  it under the terms of the GNU General Public License as published by
    21  the Free Software Foundation; either version 2 of the License, or
    22  (at your option) any later version.
    23  .
    24  This program is distributed in the hope that it will be useful,
    25  but WITHOUT ANY WARRANTY; without even the implied warranty of
    26  MERCHANTABILITY or FITNESS FOR A PARTICULAR PURPOSE. See the
    27  GNU General Public License for more details.
    28  .
    29  You should have received a copy of the GNU General Public License along
    30  with this program; if not, write to the Free Software Foundation, Inc.,
    31  51 Franklin Street, Fifth Floor, Boston, MA 02110-1301 USA.
    32  .
    33  On Debian systems, the full text of the GNU General Public
    34  License version 2 can be found in the file
    35  '/usr/share/common-licenses/GPL-2'.

    (Sono stati aggiunti i numeri di riga.)

    Si prega di seguire l'HOWTO fornito da ftpmasters ed inviato a
    debian-devel-announce: http://lists.debian.org/
    debian-devel-announce/2006/03/msg00023.html.

4.3. changelog

    Questo è un file obbligatorio, che ha un formato speciale
    descritto nel Manuale delle policy di Debian, 4.4 "debian/
    changelog". Questo formato è utilizzato da dpkg ed altri
    programmi per ottenere il numero di versione, revisione,
    distribuzione ed urgenza del pacchetto.

    Tale file è anche utile allo scopo di aver documentato tutti i
    cambiamenti che sono stati fatti. Sarà inoltre d'aiuto agli
    utenti che scaricano il pacchetto per vedere se ci sono problemi
    di cui dovrebbero essere al corrente. Il file verrà salvato come
    /usr/share/doc/gentoo/changelog.Debian.gz nel pacchetto binario.

    dh_make ne crea uno predefinito, ecco come appare:

    1  gentoo (0.9.12-1) unstable; urgency=medium
    2
    3   * Initial release. (Closes: #nnnn)  <nnnn is the bug number of your ITP>
    4
    5  -- Josip Rodin <joy-mg@debian.org>  Mon, 22 Mar 2010 00:37:31 +0100
    6

    (Sono stati aggiunti i numeri di riga.)

    La riga 1 indica il nome del pacchetto, la versione, la
    distribuzione e l'urgenza. Il nome deve corrispondere al nome del
    pacchetto sorgente, mentre la distribuzione dovrebbe essere
    unstable, e l'urgenza dovrebbe essere impostata come media, a
    meno chè non ci sia un motivo valido per impostarlo diversamente.

    Le righe 3-5 sono una voce del registro, in cui vengono
    documentati i cambiamenti fatti nella revisione del pacchetto
    (non dei cambiamenti del pacchetto originario — c'è un file
    apposta per questo scopo, creato dagli autori originali, che
    verrà installato successivamente /usr/share/doc/gentoo/
    changelog.gz). Supponiamo che il numero di servizio del ticket
    ITP fosse 12345. Nuove righe devono essere aggiunte appena prima
    della riga più in alto che comincia con * (asterisco). Ciò si può
    fare con dch(1), o manualmente con un editor testuale.

    Per evitare che un pacchetto venga accidentalmente caricato prima
    che il quest'ultimo sia pronto, è buona prassi cambiare il valore
    del campo distribuzione, con il valore fittizio UNRELEASED.

    Alla fine si avrà qualcosa del genere:

    1  gentoo (0.9.12-1) UNRELEASED; urgency=low
    2
    3   * Initial Release. Closes: #12345
    4   * This is my first Debian package.
    5   * Adjusted the Makefile to fix $(DESTDIR) problems.
    6
    7  -- Josip Rodin <joy-mg@debian.org>  Mon, 22 Mar 2010 00:37:31 +0100
    8

    (Sono stati aggiunti i numeri di riga.)

    Quando si è soddisfatti di tutte le modifiche e quest'ultime sono
    state documentate nel file changelog, si può modificare il valore
    del campo distribuzione da UNRELEASED a unstable (o anche
    experimental). ^[36]

    Si possono avere più informazioni su come aggiornare il file
    changelog nel capitolo Capitolo 8, Aggiornamento del pacchetto.

4.4. Il file rules

    Ora si darà uno sguardo alle regole esatte che dpkg-buildpackage
    (1) userà per creare il pacchetto. In realtà questo file non è
    che un altro Makefile, ma diverso da quelli della sorgente
    originale. Differentemente dagli altri file sotto debian, questo
    è marcato come eseguibile.

4.4.1. Target del file rules

    Ogni file rules, come ogni altro Makefile, si compone di diverse
    regole, ciascuno dei quali definisce un target e descrive come
    eseguirlo. ^[37] Una nuova regola inizia con la dichiarazione del
    target, nella prima colonna. Le righe seguenti che iniziano con
    il TAB (codice ASCII 9) specificano il come effettuare il target.
    Le righe vuote e quelle che iniziano con # (cancelletto) vengono
    trattate come commenti e ignorate. ^[38]

    Quando si vuole eseguire una regola basta eseguire il comando
    passandogli come argomento il nome del target. Ad esempio, debian
    /rules build e fakeroot make -f debian/rules binary esegue le
    regole per i target build e binary.

    Ecco una spiegazione semplificata dei target:

      * target clean: ripulisce tutti i file compilati, generati ed
        inutili nella struttura delle directory del pacchetto.
        (richiesto)

      * target build: costruisce tutti i sorgenti per ottenere
        programmi compilati e documenti formattati nella struttura
        delle directory del pacchetto. (richiesto)

      * target build-arch: costruisce i sorgenti per ottenere
        programmi compilati, dipendenti dall'architettura, nella
        radice dei sorgenti. (richiesto)

      * target build-indep: costruisce i sorgenti per ottenere
        documenti formattati indipendenti dall'architettura nella
        radice dei sorgenti. (richiesto)

      * target install: installa i file in una struttura ad albero
        per ogni pacchetto binario nella directory debian. Se
        definito, tutti i target binary* dipenderanno effettivamente
        da quest'ultimo. (opzionale)

      * target binary: crea tutta una serie di pacchetti binari
        (combinando i target binary-arch e binary-indep). (richiesto)
        ^[39]

      * target binary-arch: crea una serie di pacchetti binari
        dipendenti dall'architettura (Architecture: any) nella
        directory padre. (richiesto)^[40]

      * target binary-indep: crea una serie di pacchetti binari
        indipendenti dall'architettura (Architecture: all) nella
        directory padre. (richiesto)^[41]

      * target get-orig-source: ottiene la versione più recente del
        pacchetto sorgente originale dal relativo archivio originale.
        (optional)

    È probabile che adesso ci sia un po' di confusione, ma sarà tutto
    più chiaro una volta esaminato il file rules che dh_make fornisce
    in modo predefinito.

4.4.2. Il file rules predefinito

    Le nuove versioni di dh_make generano un file rules molto
    semplice ma potente utilizzando il comando dh:

     1 #!/usr/bin/make -f
     2 # See debhelper(7) (uncomment to enable)
     3 # output every command that modifies files on the build system.
     4 #DH_VERBOSE = 1
     5
     6 # see FEATURE AREAS in dpkg-buildflags(1)
     7 #export DEB_BUILD_MAINT_OPTIONS = hardening=+all
     8
     9 # see ENVIRONMENT in dpkg-buildflags(1)
    10 # package maintainers to append CFLAGS
    11 #export DEB_CFLAGS_MAINT_APPEND  = -Wall -pedantic
    12 # package maintainers to append LDFLAGS
    13 #export DEB_LDFLAGS_MAINT_APPEND = -Wl,--as-needed
    14
    15
    16 %:
    17         dh $@

    (Sono stati aggiunti i numeri di riga ed eliminati alcuni
    commenti. Nel vero file rules, gli spazi vengono sostituiti da
    TAB.)

    Probabilmente si sarà già familiari con le righe tipo la prima
    che ricordano gli script shell e Perl. In pratica indica al
    sistema operativo che il file andrà elaborato con /usr/bin/make.

    La riga 4 può essere decommentata per impostare la variabile
    DH_VERBOSE a 1, in modo da mostrare gli output del comando dh che
    generano i programmi dh_* in esecuzione. È anche possibile
    aggiungere la riga export DH_OPTIONS=-v, in modo che ogni comando
    dh_* stampi quale comando sta eseguendo. Questo aiuta a
    comprendere esattamente cosa c'è dietro al singolo file rules
    file ed a diagnosticare i problemi. Il nuovo dh è progettato per
    formare una parte fondamentale degli strumenti debhelper e per
    essere trasparente, ovvero non nascondere nulla all'utente.

    Tutto il lavoro è svolto nelle righe 20 e 21, grazie ad una
    regola implicita dichiarata nel modello. Il simbolo della
    percentuale significa che "ogni target" esegue una chiamata ad un
    singolo programma, dh con il nome del target stesso. ^[42] Il
    comando dh è uno script wrapper, che esegue una sequenza
    appropriata di programmi dh_* in base all'argomento passato. ^
    [43]

      * debian/rules clean esegue dh clean; che a sua volta esegue i
        seguenti:

        dh_testdir
        dh_auto_clean
        dh_clean

      * debian/rules build esegue dh build, che a sua volta esegue i
        seguenti:

        dh_testdir
        dh_auto_configure
        dh_auto_build
        dh_auto_test

      * fakeroot debian/rules binary esegue fakeroot dh binary, che a
        sua volta esegue i seguenti^[44]:

        dh_testroot
        dh_prep
        dh_installdirs
        dh_auto_install
        dh_install
        dh_installdocs
        dh_installchangelogs
        dh_installexamples
        dh_installman
        dh_installcatalogs
        dh_installcron
        dh_installdebconf
        dh_installemacsen
        dh_installifupdown
        dh_installinfo
        dh_installinit
        dh_installmenu
        dh_installmime
        dh_installmodules
        dh_installlogcheck
        dh_installlogrotate
        dh_installpam
        dh_installppp
        dh_installudev
        dh_installwm
        dh_installxfonts
        dh_bugfiles
        dh_lintian
        dh_gconf
        dh_icons
        dh_perl
        dh_usrlocal
        dh_link
        dh_compress
        dh_fixperms
        dh_strip
        dh_makeshlibs
        dh_shlibdeps
        dh_installdeb
        dh_gencontrol
        dh_md5sums
        dh_builddeb

      * fakeroot debian/rules binary-arch esegue fakeroot dh
        binary-arch, che a sua volta esegue la stessa sequenza di
        fakeroot dh binary ma con l'opzione -a aggiunta ad ogni
        comando.

      * fakeroot debian/rules binary-indep esegue fakeroot dh
        binary-indep, che a sua volta esegue la stessa sequenza di
        fakeroot dh binary ma escludendo dh_strip, dh_makeshlibs, e 
        dh_shlibdeps con l'opzione -i aggiunta ad ogni comando
        rimanente.

    Le funzioni dei comandi dh_* sono, in gran parte,
    auto-esplicativi. ^[45] Ce ne sono alcune però, per cui vale la
    pena dare più spiegazioni, tenendo conto che si stia lavorando su
    un ambiente di sviluppo basato sul Makefile: ^[46]

      * dh_auto_clean normalmente esegue i seguenti comandi se nel
        Makefile è presente il target distclean.^[47]

        make distclean

      * dh_auto_configure normalmente esegue i seguenti comandi se esiste
        il file ./configure (argomenti abbreviati for una maggiore
        leggibilità).

        ./configure --prefix=/usr --sysconfdir=/etc --localstatedir=/var ...

      * dh_auto_build normalmente lancia il seguente comando per
        eseguire, se esiste, il primo target del Makefile.
   
        make

      * dh_auto_clean normalmente esegue i seguenti comandi, se nel
        Makefile esiste il target test.^[48]

        make test

      * dh_auto_install normalmente esegue il seguente comando se nel
        Makefile esiste il target install (riga spezzata per aumentare la
        leggibilità).

        make install \
          DESTDIR=/path/to/package_version-revision/debian/package

    Tutti i target che richiedono il comando fakeroot dovrebbero
    contenere dh_testroot, che restituisce un errore se non si
    utilizza questo comando per fingere di essere root.

    La cosa importante da sapere riguardo al file rules creato da 
    dh_make, è che il suo contenuto contiene dei semplici consigli.
    Funzionerà per la maggior parte dei pacchetti ma per i più
    complicati non si esiti a personalizzarlo secondo le proprie
    esigenze.

    Anche se il target install non è richiesto, è comunque
    supportato. fakeroot dh install si comporta come fakeroot dh
    binary ma si ferma dopo dh_fixperms.

4.4.3. Personalizzazione del file rules

    Verrà qui spiegata la personalizzazione del file rules, creato
    con il nuovo comando dh.

    Il comando dh $@ può essere personalizzato come segue: ^[49]

      * Aggiunge il supporto per il comando dh_python2. (La scelta
        migliore per Python) ^[50]

          + Include il pacchetto python in Build-Depends.

          + Utilizza dh $@ --with python2.

          + Gestisce i moduli Python utilizzando il framework python.

      * Aggiunge il supporto per il comando dh_pysupport. (deprecato)

          + Include il pacchetto python-support in Build-Depends.

          + Utilizza dh $@ --with pysupport.

          + Gestisce i moduli Python utilizzando l'infrastruttura
            python-support.

      * Aggiunge il supporto al comando dh_pycentral. (deprecato)

          + Include il pacchetto python-central in Build-Depends.

          + Utilizza in alternativa dh $@ --with python-central.

          + Disattiva anche il comando dh_pysupport.

          + Gestisce i moduli Python utilizzando l'infrastruttura
            python-central.

      * Aggiunge il supporto per il comando dh_installtex.

          + Include il pacchetto tex-common in Build-Depends.

          + Utilizza in alternativa dh $@ --with tex.

          + Registra i caratteri Type 1, le regole di sillabazione,
            ed i formati con TeX.

      * Aggiunge il supporto per i comandi dh_quilt_patch e 
        dh_quilt_unpatch.

          + Include il pacchetto quilt in Build-Depends.

          + Utilizza in alternativa dh $@ --with quilt.

          + Applica e rimuove le patch al sorgente originale dai file
            nella directory debian/patches per i sorgenti dei
            pacchetti con formato 1.0.

          + Non è necessario se si utilizza il nuovo formato del
            sorgente del pacchetto 3.0 (quilt).

      * Aggiunge il supporto per il comando dh_dkms.

          + Include il pacchetto dkms in Build-Depends.

          + Utilizza in alternativa dh $@ --with dkms.

          + Gestisce in maniera corretta DKMS, usato dal pacchetto
            del modulo del kernel.

      * Aggiunge il supporto per i comandi 
        dh_autotools-dev_updateconfig e 
        dh_autotools-dev_restoreconfig.

          + Include il pacchetto autotools-dev in Build-Depends.

          + Include in alternativa dh $@ --with autotools-dev.

          + Aggiorna e ripristina i file config.sub and config.guess.

      * Aggiunge il supporto per i comandi dh_autoreconf e 
        dh_autoreconf_clean.

          + Include il pacchetto dh-autoreconf in Build-Depends.

          + Utilizza in alternativa dh $@ --with autoreconf.

          + Aggiorna i file del sistema di compilazione GNU e
            ripristina i file dopo la sua compilazione.

      * Aggiunge il supporto per il comando dh_girepository.

          + Include il pacchetto gobject-introspection in
            Build-Depends.

          + Utilizza in alternativa dh $@ --with gir.

          + Questa operazione calcola le dipendenze per i pacchetti
            che spediscono dei dati d'auto-analisi di GObject e
            genera la variabile di sostituzione ${gir:Depends} per la
            dipendenza del pacchetto.

      * Aggiunge il supporto alla funzionalità di completamento di 
        bash.

          + Include il pacchetto bash-completion in Build-Depends.

          + Utilizza in alternativa dh $@ --with bash-completion.

          + Installa il completamento per bash utilizzando il file di
            configurazione debian/package.bash-completion.

    Molti comandi del tipo dh_*, invocati da dh, possono essere
    personalizzati modificando i rispettivi file di configurazione
    nella directory debian. Si veda Capitolo 5, Altri file nella
    directory debian per la personalizzazione di tali
    caratteristiche.

    Alcuni comandi del tipo dh_*, invocati da dh, possono richiedere
    la propria esecuzione con alcuni parametri o in aggiunta ad altri
    comandi da eseguire contestualmente o al posto dei comandi
    originali. In tali casi viene creato nel file rules il target
    override_dh_foo aggiungendo una regola solo per il comando dh_foo
    che si intende modificare. Fondamentalmente tale regola dice 
    esegui me al posto di. ^[51]

    Si noti che il comando dh_auto_* tende a fare più di ciò che è
    stato discusso in questa spiegazione (ultra)semplificata. È una
    cattiva idea utilizzare i target override_dh_* per sostituire i
    comandi equivalenti (ad eccezione del target
    override_dh_auto_clean) in quanto può bypassare delle
    caratteristiche "intelligenti" di debhelper.

    Se si vogliono registrare i dati di configurazione di sistema
    nella directory /etc/gentoo invece che nella solita directory /
    etc, per il pacchetto gentoo, che utilizza gli Autotools, si può
    sovrascrivere il parametro predefinito --sysconfig=/etc dato dal
    comando dh_auto_configure al comando ./configure nel modo
    seguente:

    override_dh_auto_configure:
            dh_auto_configure -- --sysconfig=/etc/gentoo

    I parametri immessi dopo -- vengono aggiunti dopo i parametri
    predefiniti dei programmi eseguiti per sovrascriverli. Utilizzare
    il comando dh_auto_configure è preferibile rispetto al comando ./
    configure dal momento che sovrascriverà esclusivamente il
    parametro --sysconfig e manterrà gli altri parametri del comando 
    ./configure.

    Se il Makefile del sorgente per il pacchetto gentoo necessita che
    venga specificato il target per costruirlo ^[52], basterà creare
    il target override_dh_auto_build per abilitarlo.

    override_dh_auto_build:
            dh_auto_build -- build

    Questo assicura che $(MAKE) verrà eseguito con tutti i parametri
    predefiniti del comando dh_auto_build ed il parametro build.

    Se il Makefile del sorgente per il pacchetto gentoo necessita che
    venga specificato il target packageclean per pulirlo per il
    pacchetto Debian, al posto dell'utilizzo dei target distclean o
    clean, si può creare il target override_dh_auto_build pe
    abilitarlo.

    override_dh_auto_clean:
            $(MAKE) packageclean

    Se il Makefile di un sorgente per il pacchetto gentoo contiene il
    target test che non vuole essere eseguito nel processo di
    costruzione del pacchetto Debian, si può utilizzare l'obiettivo
    override_dh_auto_test per saltarlo.

    override_dh_auto_test:

    Se il programma originale gentoo contiene un inusuale file di
    changelog chiamato FIXES, dh_installchangelogs non installerà
    questo file in modo predefinito. Il comando dh_installchangelogs
    richiede che venga fornito il parametro FIXES per installarlo.^
    [53]

    override_dh_installchangelogs:
            dh_installchangelogs FIXES

    Quando si usa il nuovo comando dh, l'utilizzo di target espliciti
    come quelli elencanti in Sezione 4.4.1, «Target del file rules»,
    possono rendere difficile capire i loro effetti. Si prega di
    limitare i target espliciti in favore dei target override_dh_* e,
    se possibile, quelli completamente indipendenti.


---------------------------------------------------------------------

    ^[27] In questo capitolo, per semplicità, i file nella directory
    debian sono indicati senza la directory radice debian/, ogni
    volta che il loro significato è scontato.

    ^[28] Vedere Manuale delle policy di Debian, 2.4 "Sezioni" e
    Elenco delle sezioni in sid.

    ^[29] Vedere Manuale delle policy di Debian, 2.5 "Priorità".

    ^[30] Vedere Manuale delle policy di Debian, 7.7 "Relazioni tra
    pacchetti sorgenti e i pacchetti binari - Build-Depends,
    Build-Depends-Indep, Build-Conflicts, Build-Conflicts-Indep".

    ^[31] Questa strana situazione è ben documentata in Debian Policy
    Manual, Footnotes 55. Questo non è dovuto all'uso del comando dh
    nel file debian/rules, ma bensì al funzionamento di 
    dpkg-buildpackage.La stessa situazione si presenta per il sistema
    automatico di compilazione di Ubuntu.

    ^[32] Vedere Manuale delle policy di Debian, 5.6.8 "Architettura"
    per maggiori informazioni.

    ^[33] Vedere Manuale delle policy di Debian, 7 "Dichiarare le
    relazioni tra i pacchetti".

    ^[34] Queste descrizioni sono in inglese. Le traduzioni di queste
    descrizioni sono fornite da The Debian Description Translation
    Project - DDTP.

    ^[35] Vedere Guida di riferimento per lo sviluppatore Debian,
    6.2.5. "Version Control System location".

    ^[36] Se si utilizza il comando dch -r per effettuare
    quest'ultima modifica, ci si assicuri che l'editor salvi il file
    con il nome changelog.

    ^[37] Si può imparare come scrivere il Makefile dalla Guida di
    riferimento Debian, 12.2. "Make". La documentazione completa è
    disponibile su http://www.gnu.org/software/make/manual/html_node/
    index.html o come pacchetto make-doc nella sezione non-free del
    repository.

    ^[38] Il manuale delle policy Debian, 4.9 "Main building script:
    debian/rules" descrive i dettagli.

    ^[39] Questo obiettivo è utilizzato da dpkg-buildpackage come in
    Sezione 6.1, «(ri)Creazione completa».

    ^[40] Questo target è usato da dpkg-buildpackage -B come
    descritto in Sezione 6.2, «Auto-costruzione».

    ^[41] Questo target è utilizzato da dpkg-buildpackage -A.

    ^[42] Questo è una nuova caratteristica di debhelper v7+. La sua
    architettura è documentata su Not Your Grandpa's Debhelper ed è
    stata presentata alla Debconf9 dall'autore di debhelper. Su
    sistemi Debian lenny, dh_make crea file rules molto più
    complicati, con molti script dh_* elencati per ogni target, la
    maggior parte dei quali sono ormai inutili (e rispecchiano
    l'anzianità del pacchetto). La nuova versione del programma dh è
    molto più semplice e ci libera da questo vincolo. Si continuerà
    ad avere il pieno potere di personalizzazione utilizzando i
    target override_dh_*. Si veda Sezione 4.4.3, «Personalizzazione
    del file rules». Esso si basa solo sul pacchetto debhelper e non
    offusca il processo di compilazione come il pacchetto cdbs.

    ^[43] You can verify the actual sequences of dh_* programs
    invoked for a given target without really running them by
    invoking dh target --no-act or debian/rules -- 'target --no-act'.

    ^[44] Il seguente esempio assume che il file debian/compat abbia
    un valore uguale o superiore a 9, per evitare l'esecuzione
    automatica di qualsiasi comando python di supporto.

    ^[45] Per informazioni dettagliate sul funzionamento di tutti
    questi script dh_ *, e sulle loro opzioni, leggere le rispettive
    pagine del manuale e debhelper documentazione.

    ^[46] Questi comandi supportano altri ambienti di sviluppo, come
    setup.py che può essere elencato eseguendo dh_auto_build --list
    nella directory del sorgente del pacchetto.

    ^[47] Attualmente il programma esegue il primo target presente
    nel Makefile, tra distclean, realclean o clean.

    ^[48] Attualmente il programma esegue il primo target test o
    check disponibile nel Makefile.

    ^[49] Se il pacchetto installa il file /usr/share/perl5/Debian/
    Debhelper/Sequence/nome_personalizzato.pm, si deve attivare la
    funzione di personalizzazione tramite il comando dh $@ --with
    nome-personalizzato.

    ^[50] L'uso del comando dh_python2 è preferito rispetto all'uso
    di dei comandi dh_pysupport o dh_pycentral. Non si deve
    utilizzare il comando dh_python.

    ^[51] Sotto lenny, se si vuole cambiare il comportamento di uno
    script dh_* basta cercare la riga relativa nel file rules e
    modificarla.

    ^[52] dh_auto_build senza alcun argomento eseguirà il primo
    target del file Makefile.

    ^[53] I file debian/changelog e debian/NEWS vengono sempre
    installati automaticamente. Il changelog originale viene trovato
    convertendo i nomi dei file in minuscolo e cercando la
    corrispondenza con changelog, changes, changelog.txt, e
    changes.txt.

Capitolo 5. Altri file nella directory debian

    The dh_make command had major updates since this old document was
    written. So some parts of this document aren't applicable any
    more.

    È disponibile la riscrittura di questo tutorial, con contenuti
    aggiornati e con esempi più pratici, denominato Guide for Debian
    Maintainers. Si prega di utilizzare il nuovo tutorial come
    documento primario.

    The debmake command is used in place of the dh_make command in my
    new Guide for Debian Maintainers.

    Per controllare la maggior parte delle operazioni che debhelper
    effettua durante la creazione del pacchetto, si possono inserire
    dei file di configurazione all'interno della directory debian.
    Questo capitolo fornirà una panoramica sull'utilizzo di ciascuno
    di essi ed il loro formato. Si legga il Manuale delle policy di
    Debian e la Guida di riferimento per lo sviluppatore Debian per
    le linee guida sulla creazione dei pacchetti.

    The dh_make command will create some template configuration files
    under the debian directory. Take a look at all of them.

    In questo capitolo, per semplicità, i file nella directory debian
    sono indicati senza la directory radice debian/, ogni volta che
    il loro significato è scontato.

    Alcuni modelli di file di configurazione per debhelper non
    possono essere creati dal comando dh_make. In questo caso, è
    necessario crearlo con un editor.

    Se si vuole o si ha bisogno di attivare uno di questi file, si
    effettuino le seguenti operazioni:

      * si rinominino i file di configurazione con il nome usato
        dall'attuale pacchetto binario al posto di pacchetto;

      * si modifichi il contenuto del file in base alle proprie
        esigenze;

      * si elimini il file modello di cui non si ha più bisogno;

      * si modifichi il file control (si veda Sezione 4.1, «control»
        ), se necessario;

      * si modifichi il file delle regole (si veda Sezione 4.4, «Il
        file rules»), se necessario.

    Qualsiasi file di configurazione di debhelper senza prefisso del
    pacchetto, come nel file install vengono applicati al primo
    pacchetto binario. Quando ci sono molti pacchetti binari le loro
    configurazioni possono essere specificate aggiungendo il loro
    prefisso al nome del file di configurazione come pacchetto-1
    .install, pacchetto-2.install, ecc.

5.1. README.Debian

    Ogni ulteriore dettaglio o discrepanza tra il pacchetto originale
    e la versione Debian dovrebbe essere documentato qui.

    dh_make ne crea uno predefinito; ecco come appare:

    gentoo for Debian
    -----------------
    <possible notes regarding this package - if none, delete this file>
     -- Josip Rodin <joy-mg@debian.org>, Wed, 11 Nov 1998 21:02:14 +0100

    Qui dovrebbero inserire delle brevi informazioni specifiche di
    Debian. Si veda dh_installdocs(1).

5.2. compat

    Il file compat definisce il livello di compatibilità di
    debhelper. Al momento dovrebbe essere impostato a debhelper v10
    nel modo seguente:

    $ echo 10 > debian/compat

    È possibile utilizzare il livello di compatibilità v9 in
    determinate circostanze per la compatibilità con i sistemi meno
    recenti. Tuttavia, l'utilizzo di qualsiasi livello inferiore al
    v9 non è raccomandato e dovrebbe essere evitato per i nuovi
    pacchetti.

5.3. conffiles

    Una delle cose più fastidiose riguardanti il software accade
    quando si spende una grande quantità di tempo e di sforzi per
    personalizzare un programma solo per vedere un aggiornamento
    spazzare via tutte le modifiche fatte. Debian risolve questo
    problema marcando i file di configurazione come conffiles. ^[54]
    Quando si aggiorna un pacchetto, verrà richiesto se si vogliono
    mantenere o meno i vecchi file di configurazione.

    dh_installdeb(1) marcherà automaticamente ogni file che si trova
    nella directory /etc come conffiles, così che se il programma ha
    soli file di configurazione in quella directory, non ci sarà
    bisogno di specificarli in questo file. Per la maggior parte dei
    tipi di pacchetto, l'unico posto in cui si dovrebbero trovare i
    conffile è all'interno di /etc e quindi non c'è bisogno che
    questo file esista.

    Se il programma creato utilizza file di configurazione e li
    sovrascrive in automatico, è meglio non rendere questi ultimi dei
    file di configurazione perché dpkg chiederà ogni volta agli
    utenti di verificare i cambiamenti.

    Se il programma di cui si sta creando il pacchetto richiede ad
    ogni utente di modificare i file di configurazione nella
    directory /etc, ci sono principalmente due modi per non renderli
    conffiles e quindi di mantenere dpkg tranquillo:

      * Si può creare un link simbolico nella directory /etc che
        punti ad un file nella directory /var generato dagli script
        del manutentore.

      * Si crei un file generato dagli script del manutentore nella
        directory /etc.

    Per maggiori informazioni sugli script del manutentore, si veda
    Sezione 5.18, «{pre,post}{inst,rm}».

5.4. pacchetto.cron.*

    Se il pacchetto creato richiede che vengano programmate delle
    operazioni per funzionare correttamente, si può utilizzare questo
    file per lo scopo. Si possono programmare delle operazioni in
    modo tale che vengano eseguite su base oraria, giornaliera,
    settimanale, mensile o che vengano eseguite alternativamente in
    qualsiasi momento si voglia. I file saranno:

      * pacchettocron.hourly - Installato come /etc/cron.hourly/
        pacchetto: viene eseguito una volta ogni ora.

      * pacchettocron.daily - Installato as /etc/cron.daily/pacchetto
        : viene eseguito una volta al giorno.

      * pacchettocron.weekly - Installato come /etc/cron.weekly/
        pacchetto: viene eseguito una volta a settimana.

      * pacchettocron.monthly - Installato come /etc/cron.monthly/
        pacchetto: viene eseguito una volta al mese.

      * pacchettocron.d - Installato come /etc/cron.d/pacchetto: per
        qualsiasi altro periodo.

    Molti di questi file sono script di shell, fatta eccezione di
    pacchetto.cron.d che segue il formato di crontab(5).

    Nessun esplicito file cron.* è necessario per impostare la
    rotazione dei log; a questo proposito si veda dh_installlogrotate
    (1) e logrotate(8).

5.5. dirs

    Questo file specifica le directory di cui si ha bisogno ma che
    non vengono create nella normale procedura di installazione (make
    install DESTDIR=... chiamata da dh_auto_install). Questo
    generalmente indica la presenza di un problema nel Makefile.

    I file elencati nel file install non hanno bisogno che le
    directory vengano create prima. Si veda Sezione 5.11, «install».

    Si raccomanda di provare prima ad eseguire l'installazione ed
    utilizzare questo file solo se si incorre in problemi. Si noti
    che il carattere slash non precede il nome delle directory
    elencate nel file dirs.

5.6. pacchetto.doc-base

    Se il pacchetto generato ha altra documentazione oltre alle
    pagine di manuale e di info, dovrebbe essere utilizzato il file
    doc-base per segnalarla in modo che l'utente possa trovarla con,
    ad esempio dhelp(1), dwww(1) o doccentral(1).

    Questa documentazione è solitamente costituita da documenti HTML,
    file PS e PDF, disponibili in /usr/share/doc/nomepacchetto/.

    Questo è il modo in cui il file doc-base di gentoo,
    gentoo.doc-base, appare:

    Document: gentoo
    Title: Gentoo Manual
    Author: Emil Brink
    Abstract: This manual describes what Gentoo is, and how it can be used.
    Section: File Management
    Format: HTML
    Index: /usr/share/doc/gentoo/html/index.html
    Files: /usr/share/doc/gentoo/html/*.html

    Per informazioni sul formato del file si veda install-docs(8) ed
    la copia locale del manuale Debian doc-base, reperibile con il
    pacchetto doc-base.

    Per ulteriori dettagli su come installare documentazione
    aggiuntiva, si veda in Sezione 3.3, «Installazione dei file nei
    loro percorsi».

5.7. docs

    Questo file specifica il nome dei file di documentazione che si
    possono avere dh_installdocs(1) li installa nella directory
    temporanea automaticamente.

    Normalmente, questo file includerà tutti i file esistenti nella
    directory dei sorgenti di più alto livello che sono chiamati
    BUGS, README*, TODO ecc.

    Per il pacchetto gentoo, sono stati inclusi anche altri files:

    BUGS
    CONFIG-CHANGES
    CREDITS
    NEWS
    README
    README.gtkrc
    TODO

5.8. emacsen-*

    Se il pacchetto generato contiene file Emacs che possono essere
    compilati al momento dell'installazione, possono essere usati per
    impostarli.

    Tali file sono installati nella directory temporanea con 
    dh_installemacsen(1).

    Se non se ne ha bisogno, possono essere eliminati.

5.9. pacchetto.examples

    Il comando dh_installexamples(1) installa i file e le directory
    elencati al suo interno come file di esempio.

5.10. pacchetto.init e pacchetto.default

    Se il pacchetto generato è un demone che deve partire all'avvio
    del sistema, hai chiaramente ignorato le mie raccomandazioni
    iniziali, vero? :-)

    Please read dh_installinit(1) dh_installsystemd(1) to provide
    startup script.

    The package.default file will be installed as /etc/default/
    package. This file sets defaults that are sourced by the init
    script. This package.default file is most often used to set some
    default flags or timeouts. If your init script has certain
    configurable features, you can set them in the package.default
    file, instead of in the init script itself.

    Se il programma originale ha un file di init si può decidere di
    utilizzarlo o meno. Se non viene utilizzato quello script init.d
    allora ne dovrà essere creato uno nuovo in debian/pacchetto.init.
    Comunque se lo script di init originale sembra funzionare bene ed
    installa tutto nella corretta destinazione, si devono comunque
    impostare i link simbolici rc*. Per fare questo si deve
    sovrascrivere dh_installinit nel file rules con le seguenti
    righe:

    override_dh_installinit:
            dh_installinit --onlyscripts

    Se non si ha bisogno di tutto ciò, si possono rimuovere i file.

5.11. install

    Se ci sono dei file che devono essere installati nel pacchetto ma
    con il normale comando make install non vengono elaborati, i nomi
    di quest'ultimi e le cartelle di destinazione vanno messe in
    questo file install. Tali file vengono installati con il comando 
    dh_install(1).^[55] Andrebbe innanzitutto controllato che non ci
    sia uno strumento più specifico da poter utilizzare. Per esempio,
    i documenti dovrebbero essere elencati nel file docs e non in
    questo file.

    Nel file install compare una riga per ogni file installato,
    contenente il nome del file (relativo alla directory in cui
    avviene la costruzione del pacchetto), uno spazio e la directory
    di installazione (relativa alla posizione del file install). Un
    esempio dell'utilizzo è quando un file binario src/bar non è
    stato installato, in questo caso il file install dovrebbe essere:

    src/bar usr/bin

    Questo significa che quando il pacchetto verrà installato, ci
    sarà un file eseguibile /usr/bin/bar.

    Alternativamente, questo file install può presentare il nome del
    file senza la directory di installazione solo quando il percorso
    relativo della directory non cambia. Questo formato è solitamente
    utilizzato per grandi pacchetti che organizzano i risultati della
    costruzione in pacchetti multipli utilizzando pacchetto-1
    .install, pacchetto-2.install, ecc.

    Il comando dh_install andrà a controllare nella cartella debian/
    tmp alla ricerca di file, se non ne trova nella directory
    corrente (or in qualsiasi altro posto si sia indicato di guardare
    utilizzando --sourcedir).

5.12. pacchetto.info

    Se il pacchetto generato ha delle pagine info, queste andrebbero
    installate utilizzando il comando dh_installinfo(1) ed
    elencandole nei file pacchetto.info.

5.13. pacchetto.links

    Se è necessario creare dei collegamenti simbolici aggiuntivi
    nella directory utilizzata per la creazione del pacchetto, si
    dovrebbero installare, come maintainer del pacchetto, utilizzando
    dh_link(1) con il path per esteso della sorgente e della
    destinazione dei file nel file package.links.

5.14. {pacchetto.,source/}lintian-overrides

    Se il pacchetto lintian segnala degli errori di diagnostica in un
    caso in cui esista una policy Debian che ammette delle eccezioni
    alle regole, si possono utilizzare i file pacchetto
    .lintian-overrides o source/lintian-overrides per inibire le
    segnalazioni. Si legga il manuale utente di Lintian (https://
    lintian.debian.org/manual/index.html) e si eviti di farne un uso
    eccessivo.

    Il file pacchetto.lintian-overrides è utilizzato per il pacchetto
    binario chiamato pacchetto ed è installato in usr/share/lintian/
    overrides/pacchetto dal comando dh_lintian.

    Il file source/lintian-overrides è utilizzato per il pacchetto
    sorgente. Questo non viene installato.

5.15. manpage.*

    I programmi creati dovrebbero avere una pagina di manuale. In
    caso contrario bisogna crearla. Il comando dh_make crea diversi
    file modello per la pagina di manuale. Questi devono essere
    copiati e modificati per ogni comando senza pagina di manuale. Si
    faccia attenzione a rimuovere i file modello non utilizzati.

5.15.1. manpage.1.ex

    Le pagine del manuale sono solitamente scritte per nroff(1).
    Anche il file modello manpage.1.ex è scritto per nroff. Si veda
    la pagina di manuale man(7) per una breve descrizione su come
    modificare un file del genere.

    L'ultimo file delle pagine del manuale dovrebbe includere il nome
    del programma che si sta documentando, quindi verrà rinominato da
    manpage a gentoo. Il nome del file include anche .1 come primo
    suffisso, il che sta ad indicare che la sezione della pagina del
    manuale è relativa ad un comando dell'utente. Si verifichi che
    questa sezione sia quella corretta. Qui di seguito viene
    presentata una breve lista delle sezioni delle pagine del
    manuale:

    
    +---------------------------------------------------------------+
    |Sezione|     Descrizione     |              Note               |
    |-------+---------------------+---------------------------------|
    |1      |Comandi utente       |Comandi eseguibili o script      |
    |-------+---------------------+---------------------------------|
    |2      |Chiamate di sistema  |Funzioni fornite dal kernel      |
    |-------+---------------------+---------------------------------|
    |3      |Chiamate alla        |Funzioni delle librerie di       |
    |       |libreria             |sistema                          |
    |-------+---------------------+---------------------------------|
    |4      |File speciali        |Posizionati normalmente in /dev  |
    |-------+---------------------+---------------------------------|
    |5      |Formati di file      |Ad esempio il formato del file / |
    |       |                     |etc/passwd                       |
    |-------+---------------------+---------------------------------|
    |6      |Giochi               |Giochi o altri programmi frivoli |
    |-------+---------------------+---------------------------------|
    |7      |Pacchetti di macro   |Come le macro di man             |
    |-------+---------------------+---------------------------------|
    |8      |Amministrazione del  |Programmi di norma eseguibili    |
    |       |sistema              |solo da root                     |
    |-------+---------------------+---------------------------------|
    |9      |Kernel routine       |Chiamate non standard e interne  |
    +---------------------------------------------------------------+

    Così la pagina man del pacchetto gentoo dovrebbe chiamarsi
    gentoo.1. Se non ci fosse alcuna pagina man gentoo.1 nei sorgenti
    originali, andrebbe creata rinominando il modello manpage.1.ex in
    gentoo.1 e modificandolo utilizzando le informazioni contenute
    negli esempi e nei documenti originali.

    Si può utilizzare il comando help2man per generare una pagina di
    manuale, priva del risultato di --help and --version, per ogni
    programma. ^[56]

5.15.2. manpage.sgml.ex

    Se d'altra parte si preferisce scrivere in SGML piuttosto che
    utilizzare nroff, si può utilizzare il modello manpage.sgml.ex.
    Se si procede in questo modo andrà:

      * rinominato il file in qualcosa del tipo gentoo.sgml.

      * installato il pacchetto docbook-to-man

      * aggiunto docbook-to-man alla linea Build-Depends nel file
        control
   
      * aggiungere un obiettivo override_dh_auto_build al file rules
        :

        override_dh_auto_build:
                docbook-to-man debian/gentoo.sgml > debian/gentoo.1
                dh_auto_build

5.15.3. manpage.xml.ex

    Se si preferisce l'XML all'SGML, si può utilizzare il modello
    manpage.xml.ex. Se si decide questa modalità si avranno due
    scelte:

      * rinominare il file in qualcosa del tipo gentoo.1.xml

      * installare il pacchetto docbook-xsl e l'elaboratore XSLT come
        xsltproc (recommended)

      * aggiungere i pacchetti docbook-xsl, docbook-xml e xsltproc alla
        linea Build-Depends nel file control

      * aggiungere un obiettivo override_dh_auto_build al file rules :
   
        override_dh_auto_build:
                xsltproc --nonet \
                 --param make.year.ranges 1 \
                 --param make.single.year.ranges 1 \
                 --param man.charmap.use.subset 0 \
                 -o debian/ \
        http://docbook.sourceforge.net/release/xsl/current/manpages/docbook.xsl\
                debian/gentoo.1.xml
                dh_auto_build

5.16. pacchetto.manpages

    Se il pacchetto creato presenta delle pagine del manuale, queste
    andrebbero installate utilizzando il comando dh_installman(1) ed
    elencandole nei file pacchetto.manpages.

    Per installare il file doc/gentoo.1 come pagine di manuale per il
    pacchetto gentoo, si deve creare il file gentoo.manpages
    contenente:

    docs/gentoo.1

5.17. NEWS

    Il comando dh_installchangelogs(1) installa questo file.

5.18. {pre,post}{inst,rm}

    I files postinst, preinst, postrm e prerm ^[57] vengono chiamati 
    script del manutentore. Questi sono script che vengono messi
    nell'area di controllo del pacchetto e vengono lanciati dal
    comando dpkg quando il pacchetto viene installato, aggiornato o
    rimosso.

    Un nuovo manutentore dovrebbe, se possibile, evitare ogni
    modifica manuale degli script del manutentore perché potrebbero
    creare dei problemi. Per maggiori informazioni si guardi nel
    Manuale delle policy di Debian, 6 'Script di manutenzione del
    pacchetto e procedure di installazione', e si dia un'occhiata ai
    file di esempio forniti da dh_make.

    Se si sono, comunque, creati dei script del manutentore
    personalizzati per un pacchetto, bisogna essere sicuri di averli
    provati non solo per install e upgrade, ma anche per remove e 
    purge.

    Gli aggiornamenti alle nuove versioni dovrebbero essere indolore
    e non invadenti (gli utenti esistenti non dovrebbero notare gli
    aggiornamenti a meno di scoprire che vecchi bug sono stati
    corretti e che vi sono magari delle nuove funzionalità).

    Quando l'aggiornamento deve per forza di cose essere invadente
    (per esempio, file di configurazione sparsi all'interno di
    diverse cartelle home con strutture totalmente differenti), si
    può impostare il pacchetto ai valori sicuri predefiniti (esempio,
    servizi disabilitati) e fornire una valida documentazione come
    richiesto dalla policy (README.Debian e NEWS.Debian) come ultima
    spiaggia. Sarebbe meglio non disturbare l'utente con la nota 
    debconf richiamata da questi script del manutentore per gli
    aggiornamenti.

    Il pacchetto ucf fornisce una infrastruttura di gestione 
    simil-conffile per preservare cambiamenti effettuati dall'utente
    in file che non possono essere etichettati come conffile, come ad
    esempio quelli gestiti dagli script del manutentore. Questo
    dovrebbe ridurre al minimo i problemi ad esso associati.

    Questi script del manutentore sono delle migliorie di Debian che
    fanno capire come mai le persone scelgano Debian. Bisogna stare
    molto attenti a non infastidirle a causa loro.

5.19. package.symbols

    Creare il pacchetto di una libreria non è semplice per un
    maintainer con poca esperienza e dovrebbe essere evitato. Detto
    questo, se il pacchetto in questione ha delle librerie, si
    dovrebbero avere dei file debian/package.symbols files. Si veda
    Sezione A.2, «Gestire debian/package.symbols».

5.20. TODO

    Il comando dh_installdocs(1) installa questo file.

5.21. watch

    Il formato del file watch è documentato nella pagina di manuale 
    uscan(1). Il file watch configura il programma uscan (nel
    pacchetto devscripts) per controllare il sito da cui è stato
    scaricato il sorgente originale. Questo file viene utilizzato
    pure dal servizio Debian Package Tracker.

    Ecco il suo contenuto:

    # watch control file for uscan
    version=3
    http://sf.net/gentoo/gentoo-(.+)\.tar\.gz debian uupdate

    Normalmente con il file watch, l'URL http://sf.net/gentoo viene
    scaricato per cercare dei collegamenti del tipo <a href=...>. Il
    nome base (la parte appena dopo l'ultimo /) di questi URL sono
    confrontati con l'espressione regolare Perl (si veda perlre(1))
    gentoo-(.+)\.tar\.gz. Tra i file che combaciano viene scaricato
    quello avente il numero di versione più grande e viene avviato il
    programma uupdate per creare un albero dei sorgenti aggiornato.

    Sebbene questo sia vero per la maggior parte dei siti, il
    servizio di scaricamento di SourceForge su http://sf.net è
    un'eccezione. Quando il file watch ha un URL che corrisponde
    all'espressione regolare perl ^http://sf\.net/, il programma 
    uscan lo sostituisce con http://qa.debian.org/watch/sf.php/. Il
    servizio di reindirizzamento degli URL http://qa.debian.org/ è
    progettato per mettere a disposizione un sistema stabile per
    reindirizzare gli URL tipo http://sf.net/project/tar-name-(.+)
    \.tar\.gz presenti i nel file watch. Questo risolve il problema
    relativo al cambiamento periodico degli URL di SourceForge.

    Se il pacchetto originale dispone di una firma crittografica
    dell'archivio, si consiglia di verificarne l'autenticità
    utilizzando l'opzione pgpsigurlmangle come descritto in uscan(1).

5.22. source/format

    Nel file debian/source/format, ci dovrebbe essere una unica riga
    che indichi il formato desiderato per il pacchetto sorgente
    (controllare dpkg-source(1) per una lista completa). Dopo
    squeeze, dovrebbe scrivere:

      * 3.0 (native) per i pacchetti nativi Debian o
   
      * 3.0 (quilt)per tutti gli altri.

    Il nuovo formato sorgente 3.0 (quilt) registra le modifiche in
    una serie di patch quilt all'interno di debian/patches. Questi
    cambiamenti vengono poi automaticamente applicati durante
    l'estrazione del pacchetto sorgente. ^[58] Le modifiche di Debian
    sono semplicemente mantenute in un archivio debian.tar.gz
    contenente tutti i file sotto la directory debian. Questo nuovo
    formato supporta l'inclusione di file binari come per esempio le
    icone PNG del manutentore del pacchetto senza richiedere trucchi.
    ^[59]

    Quando dpkg-source estrae un pacchetto sorgente nel formato 3.0
    (quilt), applica automaticamente tutte le patch elencate nel file
    debian/patches/series. Si può evitare di applicare le patch alla
    fine dell'estrazione con l'opzione --skip-patches.

5.23. source/local-options

    Quando si vogliono gestire le attività di pacchettizzazione
    utilizzando un VCS, di norma si crea un ramo (es. upstream) in
    cui si tiene traccia dei cambiamenti apportanti al sorgente
    originale, e un altro ramo (es. di solito master per Git) in cui
    si tiene traccia delle modifiche apportate al pacchetto. In fine,
    è consigliato avere i sorgenti originali senza pach con i file in
    debian/* per il pacchetto Debian, per fare facilitare le
    operazioni di fusione con il nuovo sorgente originale.

    Dopo aver costruito il pacchetto, il sorgente è di norma pachato.
    È necessario togliere la patch manualmente, eseguendo dquilt pop
    -a, prima di caricarlo nel ramo master. Si può automatizzare
    l'operazione, aggiungendo il file debian/source/local-options con
    contenuto unapply-patches. Questo file non è incluso nel sorgente
    del pacchetto generato, e cambia solamente la modalità di
    costruzione in locale. Questo file può contenere anche
    abort-on-upstream-changes, (si veda dpkg-source(1)).

    unapply-patches
    abort-on-upstream-changes

5.24. source/options

    I file generati automaticamente nell'albero dei sorgenti possono
    essere molto fastidiosi per la pacchettizzazione, in quanto
    generano file di patch senza senso e di grandi dimensioni. Ci
    sono moduli personalizzati come dh_autoreconf per facilitare
    questo problema, come descritto nella Sezione 4.4.3,
    «Personalizzazione del file rules» .

    È possibile fornire un'espressione regolare Perl al parametro
    --extend-diff-ignore di dpkg-source(1) per ignorare le modifiche
    apportate ai file generati automaticamente durante la creazione
    del pacchetto sorgente.

    Come soluzione generale per affrontare il problema dei file
    generati automaticamente, è possibile memorizzare un parametro 
    dpkg-source nel file source/options del pacchetto sorgente. Il
    comando di seguito salterà la creazione dei file di patch per
    config.sub, config.guess e Makefile.

    extend-diff-ignore = "(^|/)(config\.sub|config\.guess|Makefile)$"

5.25. patches/*

    Il vecchio formato sorgente 1.0 creava un singolo, grosso file
    diff.gz file che conteneva i file di manutenzione del pacchetto
    che stavano in debian ed i file di patch del sorgente. Un
    pacchetto così è un po' difficoltoso da ispezionare per capire
    successivamente la sequenza delle modifiche. Per questo tale
    formato non è considerato soddisfacente.

    Il nuovo formato dei sorgenti 3.0 (quilt) salva le patch in file
    debian/patches/* utilizzando il comando quilt. Queste patch e gli
    altri dati del pacchetto che sono contenuti nella directory
    debian è pacchettizzato come file debian.tar.gz. Poiché il
    comando dpkg-source è in grado di gestire patch formattate con 
    quilt nel formato sorgente 3.0 (quilt) senza il pacchetto quilt,
    non è necessario il avere quilt nel campo Build-Depends. ^[60]

    Il comando quilt è documentato in quilt(1). Esso registra le
    modifiche ai sorgenti come una coda di file di patch -p1 nella
    directory debian/patches e l'albero dei sorgenti non varia al di
    fuori della directory debian. L'ordine delle patch è registrato
    nel file debian/patches/series. Si può applicare (=push),
    rimuovere(=pop), ed aggiornare le patch con facilità. ^[61]

    Per Capitolo 3, Modificare i sorgenti, sono state create tre
    patch in debian/patches.

    Dal momento che le patch di Debian si trovano in debian/patches,
    ci si assicuri di impostare correttamente il comando dquilt, come
    descritto nella Sezione 3.1, «Configurare quilt».

    Quando qualcuno (me compreso) fornisce una patch foo.patch per i
    sorgenti, allora la modifica del pacchetto sorgente di tipo 3.0
    (quilt)è abbastanza semplice:

    $ dpkg-source -x gentoo_0.9.12.dsc
    $ cd gentoo-0.9.12
    $ dquilt import ../foo.patch
    $ dquilt push
    $ dquilt refresh
    $ dquilt header -e
    ... describe patch

    Le patch salvate nel nuovo formato sorgente 3.0 (quilt) devono
    essere prive di fuffa. Bisogna quindi assicurarsi di ciò
    eseguendo dquilt pop -a; while dquilt push; do dquilt refresh;
    done.


---------------------------------------------------------------------

    ^[54] Vedere dpkg(1) e il manuale delle policy Debian, "D.2.5
    Conffiles".

    ^[55] Questo comando rimpiazza il comando dh_movefiles(1), ormai
    deprecato, che veniva configurato dal file files.

    ^[56] Si noti che i segnaposto di help2man contengono la
    documentazione più dettagliata disponibile nel sistema info. Se
    al comando manca la pagina info si dovrebbe modificare
    manualmente la pagina man generata dal comando help2man.

    ^[57] Nonostante l'utilizzo dell'espressione bash {pre,post}
    {inst,rm} per indicare questi file, è necessario utilizzare la
    sintassi POSIX per questi script di manutenzione per mantenere la
    compatibilità con la shell di sistema dash.

    ^[58] Si veda DebSrc3.0 per una serie di informazioni generali
    riguardanti il passaggio al nuovo formato 3.0 (quilt) ed ai
    formati sorgente 3.0 (native).

    ^[59] Al momento questo nuovo formato supporta anche molteplici
    archivi e più metodi di compressione. Questi però esulano
    dall'obiettivo di questo documento.

    ^[60] Diversi metodi di mantenimento delle patch set sono stati
    proposti e sono utilizzati per i pacchetti Debian. Il sistema 
    quilt è il sistema di manutenzione consigliato ed utilizzato.
    Altri includono dpatch, dbs e cdbs. Molte di questi tengono le
    patch come file debian/patches/*.

    ^[61] Se si sta chiedendo ad uno sponsor di caricare il proprio
    pacchetto, questo tipo di chiara separazione e documentazione dei
    cambiamenti è molto importante per accelerare la revisione del
    pacchetto da parte dello sponsor.

Capitolo 6. Costruzione del pacchetto

    È disponibile la riscrittura di questo tutorial, con contenuti
    aggiornati e con esempi più pratici, denominato Guide for Debian
    Maintainers. Si prega di utilizzare il nuovo tutorial come
    documento primario.

    A questo punto, si dovrebbe essere pronti a creare il pacchetto.

6.1. (ri)Creazione completa

    Al fine di (ri)creare un pacchetto in modo appropriato, è
    necessario assicurarsi di installare

      * il pacchetto build-essential,

      * i pacchetti elencati nel campo Build-Depends (vedere
        Sezione 4.1, «control»), e

      * i pacchetti elencati nel campo Build-Depends-indep (vedere
        Sezione 4.1, «control»).

    Adesso ci si sposti nella directory dei sorgenti del programma e
    si lanci il comando:

    $ dpkg-buildpackage -us -uc

    Questo comando creerà i pacchetti binari e sorgenti al posto
    vostro. Eseguirà le seguenti operazioni:

      * pulirà l'albero dei sorgenti (debian/rules clean)

      * costruirà il pacchetto sorgente (dpkg-source -b)

      * costruirà il programma (debian/rules build)
   
      * costruirà il pacchetto binario (fakeroot debian/rules binary)

      * crea il file .dsc

      * crea il file .changes, utilizzando dpkg-genchanges

    Se si è soddisfatti del pacchetto generato, si firmino i file
    .dsc e .changes con la chiave GPG privata utilizzando il comando 
    debsign. È necessario inserire la propria passphrase segreta due
    volte. ^[62]

    Per un pacchetto Debian non-nativo, per esempio, gentoo, si
    vedano i seguenti file nella directory superiore (~/gentoo) dopo
    la creazione dei pacchetti:

      * gentoo_0.9.12.orig.tar.gz

        Questo è il codice sorgente originale, semplicemente
        rinominato in modo da aderire allo standard Debian. Da notare
        che questo è stato creato inizialmente con il comando dh_make
        -f ../gentoo-0.9.12.tar.gz.

      * gentoo_0.9.12-1.dsc

        Questo è un sommario del contenuto del codice sorgente.
        Questo file è generato dal file control, ed è usato quando si
        decomprime il sorgente con dpkg-source(1).

      * gentoo_0.9.12-1.debian.tar.gz

        Questo file compresso contiene il contenuto della directory
        debian. Ogni modifica effettuata al codice sorgente
        originale, verrà memorizzata come patch di quilt in debian/
        patches.

        Se qualcun altro volesse ri-creare il pacchetto da zero,
        potrebbe farlo facilmente usando i suddetti tre file. La
        procedura di estrazione è banale: basta copiare i tre file da
        qualche parte ed eseguire dpkg-source -x gentoo_0.9.12-1.dsc.
        ^[63]

      * gentoo_0.9.12-1_i386.deb

        Questo è il pacchetto binario completo. Si può usare dpkg per
        installarlo e rimuoverlo, come per ogni altro pacchetto.

      * gentoo_0.9.12-1_i386.changes

        Questo file descrive tutte le modifiche effettuate nella
        revisione corrente del pacchetto; è usata dai programmi di
        manutenzione dell'archivio FTP di Debian, per installare i
        pacchetti binari e sorgenti. È generato parzialmente dal
        contenuto del file changelog e dal file .dsc.

        Quando si lavora sul pacchetto, potrebbero cambiare il
        funzionamento del programma, o potrebbero venire introdotte
        nuove funzionalità. Chi scaricherà il pacchetto, potrà
        controllare questo file per vedere velocemente quali sono i
        cambiamenti. I programmi di manutenzione dell'archivio Debian
        invieranno anche i contenuti di questo file alla mailing list
        debian-devel-changes-@lists.debian.org.

    I file gentoo_0.9.12-1.dsc e gentoo_0.9.12-1_i386.changes devono
    essere firmati usando il comando debsign con la propria chiave
    privata GPG presente nella directory ~/.gnupg/, prima di
    caricarli nell'archivio FTP Debian. La firma GPG è la prova che
    questi file sono veramente stati generati da te, utilizzando la
    chiave GPG pubblica.

    Il comando debsign può essere eseguito per firmare con l'ID della
    chiave GPG specificata, nel file ~/.devscripts, come seguie
    (utile in caso di sponsoring di pacchetti):

    DEBSIGN_KEYID=Your_GPG_keyID

    Le lunghe stringhe di numeri nei file .dsc e .changes sono codici
    di controllo SHA1/SHA256 per i file menzionati. Chi scarica
    questi file, può controllarli con sha1sum(1), o sha256sum(1) e se
    i numeri non corrispondessero saprebbe che il file relativo è
    corrotto, o è stato alterato.

6.2. Auto-costruzione

    Debian supporta molti port tramite la autobuilder network, su cui
    sono in esecuzione i demoni di buildd su molti computer con
    architetture differenti. Anche se non sarà necessario fare questo
    da soli, si dovrebbe essere consapevoli di quello che succederà
    ai pacchetti. Si vedrà, in maniera non approfondita, come i
    pacchetti vengono ricostruiti per architetture differenti. ^[64]

    I pacchetti con Architecture: any, verranno ricostruiti dal
    sistema di auto-costruzione. Ci si assicuri di avere installato

      * il pacchetto build-essential, e
   
      * i pacchetti elencati nel campo Build-Depends (vedere
        Sezione 4.1, «control»).

    Dopo si può eseguire il comando seguente nella directory dei
    sorgenti:

    $ dpkg-buildpackage -B

    Questo comando creerà i pacchetti binari e sorgenti al posto
    vostro. Eseguirà le seguenti operazioni:

      * pulirà l'albero dei sorgenti (debian/rules clean)

      * costruirà il programma (debian/rules build)

      * costruirà il pacchetto binario per una specifica architettura
        (fakeroot debian/rules binary-arch)

      * firmerà il file sorgente .dsc file, usando gpg

      * creerà e firmerà il file di upload .changes file, usando 
        dpkg-genchanges e gpg

    È questo il motivo per il quale si vede il proprio pacchetto per
    altre architetture.

    Anche se i pacchetti sono elencati nel campo Build-Depends-Indep,
    per la normale creazione del pacchetto, devono comunque essere
    installati (vedere Sezione 6.1, «(ri)Creazione completa»), invece
    per il sistema di auto-costruzione non è necessario installarli
    dato che costruisce solamente pacchetti binari per una specifica
    architettura. ^[65] Questa distinzione tra la normale
    pacchettizzazione e il sistema di auto-costruzione determina se i
    pacchetti richiesti devono essere registrati nei campi
    Build-Depends o Build-Depends-Indep nel file debian/control
    (vedere Sezione 4.1, «control»).

6.3. Il comando debuild

    È possibile automatizzare ulteriormente il processo di creazione
    del pacchetto, eseguito con il comando dpkg-buildpackage,
    utilizzando il comando debuild. Vedere debuild(1).

    Il comando debuild esegue il comando lintian per effettuare un
    controllo statico dopo la creazione del pacchetto Debian. Il
    comando lintian può essere personalizzato come segue, nel file ~
    /.devscripts:

    DEBUILD_DPKG_BUILDPACKAGE_OPTS="-us -uc -I -i"
    DEBUILD_LINTIAN_OPTS="-i -I --show-overrides"

    Si possono ripulire i sorgenti e ricreare il pacchetto da un
    account utente, semplicemente con:

    $ debuild

    È possibile ripulire l'albero dei sorgenti semplicemente con:

    $ debuild -- clean

6.4. Il pacchetto pbuilder

    Il pacchetto pbuilder è molto utile per verificare le dipendenze
    di creazione del pacchetto da un ambiente (chroot) di
    compilazione sano e minimale. ^[66] Questo assicura di compilare
    i sorgenti in maniera pulita, usando la distribuzione sid un
    compilatore automatico (auto-builder) per differenti architetture
    ed evita i bug FTBFS (Fails To Build From Source) di severità
    seria, che sono sempre di categoria RC (Critici per il Rilascio).
    ^[67]

    Si configuri il pacchetto pbuilder come segue:

      * impostare il permesso di scrittura per l'utente alla
        directory /var/cache/pbuilder/result.

      * creare una directory, ad es. /var/cache/pbuilder/hooks, con i
        permessi di scrittura per l'utente per potergli inserire
        degli script di hook.

      * configurare il file ~/.pbuilderrc o /etc/pbuilderrc in modo
        che includa le seguenti righe.

        AUTO_DEBSIGN=${AUTO_DEBSIGN:-no}
        HOOKDIR=/var/cache/pbuilder/hooks

    Si avvii pbuilder per costruire l'ambiente chroot locale, come
    segue:

    $ sudo pbuilder create

    Se si hanno già i pacchetti sorgenti, eseguire i seguenti comandi
    nella directory in cui si trovano i file foo.orig.tar.gz, foo
    .debian.tar.gz, e foo.dsc per aggiornare l'ambiente chroot di
    pbuilder e per costruirci dentro il pacchetto binario:

    $ sudo pbuilder --update
    $ sudo pbuilder --build foo_version.dsc

    Il nuovo pacchetto, senza firme GPG, sarà creato nella directory
    /var/cache/pbuilder/result/ e non sarà assegnato all'utente root.

    Le firme GPG sui file .dsc .changes possono essere generate come
    segue:

    $ cd /var/cache/pbuilder/result/
    $ debsign foo_version_arch.changes

    Se si ha l'albero dei sorgenti aggiornato, ma non si sono
    generati i rispettivi pacchetti sorgenti, eseguire i seguenti
    comandi nella directory dei sorgenti in cui si trova il file
    debian:

    $ sudo pbuilder --update
    $ pdebuild

    È possibile accedere all'ambiente chroot con il comando pbuilder
    --login --save-after-login e configurarlo come si vuole. Questo
    ambiente può essere salvato, semplicemente uscendo dalla shell
    con ^D (Control-D).

    L'ultima versione del programma lintian può essere eseguita
    nell'ambiente chroot, usando gli script di hook /var/cache/
    pbuilder/hooks/B90lintian, configurati come segue: ^[68]

    #!/bin/sh
    set -e
    install_packages() {
            apt-get -y --allow-downgrades install "$@"
            }
    install_packages lintian
    echo "+++ lintian output +++"
    su -c "lintian -i -I --show-overrides /tmp/buildd/*.changes" - pbuilder
    # use this version if you don't want lintian to fail the build
    #su -c "lintian -i -I --show-overrides /tmp/buildd/*.changes; :" - pbuilder
    echo "+++ end of lintian output +++"

    È necessario avere accesso all'ultima versione di sid per poter
    costruire correttamente i pacchetti per sid. In pratica sid
    potrebbe avere dei problemi che rendono poco consigliabile
    migrare l'intero sistema. In questo caso il pacchetto pbuilder
    può essere molto di aiuto.

    Potrebbe essere necessario aggiornare i pacchetti stable dopo il
    loro rilascio per stable-proposed-updates, stable/updates, ecc. ^
    [69] Per questa ragione se si sta utilizzando un sistema sid non
    è una buona scusa per non aggiornarli tempestivamente. Il
    pacchetto pbuilder aiuta ad accedere agli ambienti di quasi tutte
    le distribuzioni derivate da Debian con la stessa architettura di
    CPU.

    Vedere http://www.netfort.gr.jp/~dancer/software/pbuilder.html, 
    pdebuild(1), pbuilderrc(5), e pbuilder(8).

6.5. Il comando git-buildpackage ed altri simili

    Se l'autore originale utilizza un sistema di controllo di
    versione (VCS) ^[70] per gestire il proprio codice, si dovrebbe
    prendere in considerazione di usarlo. Questo rende molto più
    semplice la fusione e la raccolta di patch dai sorgenti
    originali. Ci sono diversi pacchetti di script adatti alla
    costruzione di pacchetti Debian per ogni sistema VCS.

      * git-buildpackage: una suite per aiutare con i pacchetti
        Debian nei repository Git.

      * svn-buildpackage: programmi di supporto per mantenere i
        pacchetti Debian con Subversion.

      * cvs-buildpackage: una serie di script per i pacchetti Debian
        per gli alberi di sorgenti sotto CVS.

    L'utilizzo di git-buildpackage sta diventando molto popolare per
    gli sviluppatori Debian,questo permette di gestire i pacchetti
    Debian con il server Git su alioth.debian.org. ^[71] Questo
    pacchetto offre molti comandi che automatizzano le procedure di
    pacchettizzazione:

      * gbp-import-dsc(1): import a previous Debian package to a Git
        repository.

      * gbp-import-orig(1): import a new upstream tar to a Git
        repository.

      * gbp-dch(1): generate the Debian changelog from Git commit
        messages.

      * git-buildpackage(1): costruisce i pacchetti Debian da un
        repository Git.

      * git-pbuilder(1): costruisce i pacchetti Debian da un
        repository Git, utilizzando pbuilder/cowbuilder.

    Questi comandi utilizzano 3 "branch" per tenere traccia
    dell'attività sulla pacchettizzazione:

      * main per l'albero dei sorgenti dei pacchetti Debian.

      * upstream per l'albero dei sorgenti originali.

      * pristine-tar per i tarball dei sorgenti originali generati
        dall'opzione --pristine-tar.^[72]

    È possibile configurare git-buildpackage utilizzando il file ~
    /.gbp.conf. Vedere gbp.conf(5). ^[73]

6.6. Ricostruzione veloce

    Con un pacchetto di grandi dimensioni, si potrebbe non voler
    ricostruire tutto da zero, ogni volta che si modifica un
    dettaglio in debian/rules. Per effettuare delle prove, si può
    creare un file .deb, senza ricompilare i sorgenti originali, come
    segue: ^[74]:

    $ fakeroot debian/rules binary

    Oppure, semplicemente controllando se si costruisce o no:

    $ fakeroot debian/rules build

    Una volta completati i vari aggiustamenti, bisogna ricordarsi di
    ricostruire il pacchetto usando la giusta procedura. Si potrebbe
    non essere in grado di caricare il pacchetto correttamente se si
    prova con dei file .deb creati in questo modo.

6.7. Struttura gerarchica del comando

    Ecco un breve riassunto di come molti comandi per creare i
    pacchetti si incastrano nella gerarchia di comando. Ci sono molti
    modi per fare la stessa cosa.

      * debian/rules = script responsabile della costruzione del
        pacchetto

      * dpkg-buildpackage = il cuore dello strumento di costruzione
        del pacchetto

      * debuild = dpkg-buildpackage + lintian (creare il pacchetto
        utilizzando un ambiente con le variabili controllate)

      * pbuilder = il cuore dello strumento chroot dell'ambiente
        Debian
   
      * pdebuild = pbuilder + dpkg-buildpackage (costruito in chroot)

      * cowbuilder = velocizza l'esecuzione di pbuilder

      * git-pbuilder = una sintassi a linea di comando facilitata per
        pdebuild (usato da gbp buildpackage)

      * gbp = gestisce il sorgente Debian utilizzando un repository
        git

      * gbp buildpackage = pbuilder + dpkg-buildpackage + gbp

    Sebbene l'uso di comandi di alto livello come gbp buildpackage e 
    pbuilder assicura l'ambiente ideale per la costruzione del
    pacchetto, è essenziale comprendere come i comandi di basso
    livello debian/rules e dpkg-buildpackage vengono richiamati da
    loro.


---------------------------------------------------------------------

    ^[62] Questa chiave GPG deve essere firmata da uno sviluppatore
    Debian per collegarsi alla rete di fiducia e bisogna essere
    registrati al portachiavi Debian. In questo modo i pacchetti
    caricati potranno essere accettati ed inseriti negli archivi
    Debian. Vedere Creare una nuova chiave GPG e Debian Wiki on
    Keysigning.

    ^[63] È possibile evitare di applicare la patch quilt, nel
    formato sorgente 3.0 (quilt), aggiungendo il parametro
    --skip-patches al comando di estrazione. In alternativa, è
    possibile eseguire dquilt pop -a dopo le normali operazioni.

    ^[64] L'attuale sistema di auto-costruzione è molto più
    complicato di come è qui documentato. Tali dettagli esulano dallo
    scopo del documento.

    ^[65] Diversamente dal pacchetto pbuilder, l'ambiente chroot
    sotto il pacchetto sbuild, usato dal sistema di auto-costruzione,
    non forza la creazione di un sistema minimale, e potrebbe
    lasciare installati molti pacchetti.

    ^[66] pbuilder è ancora in evoluzione, si dovrebbe controllare
    l'attuale configurazione consultando la documentazione ufficiale
    più recente.

    ^[67] Vedere http://buildd.debian.org/ per maggiori informazioni
    sull'auto-costruzione dei pacchetti Debian.

    ^[68] Ciò presuppone il settaggio HOOKDIR=/var/cache/pbuilder/
    hooks. È possibile trovare numerosi esempi di script di hook,
    nella directory /usr/share/doc/pbuilder/examples.

    ^[69] Ci sono alcune restrizioni per tali aggiornamenti del
    pacchetto stable.

    ^[70] Vedere Version control systems per più informazioni.

    ^[71] Debian wiki Alioth spiega come usare il servizio
    alioth.debian.org.

    ^[72] L'opzione --pristine-tar esegue il comando pristine-tar che
    può rigenerare un copia esatta del tarball dei sorgenti
    originali, utilizzando solo un piccolo file binario delta e i
    contenuti del tarball, che normalmente sono conservati nel branch
    upstream del VCS.

    ^[73] Ecco alcune risorse web, per gli utenti esperti.

      * Creare pacchetti Debian Packages con git-buildpackage (/usr/
        share/doc/git-buildpackage/manual-html/gbp.html)

      * debian packages in git

      * Using Git for Debian Packaging

      * git-dpm: Debian packages in Git manager

    ^[74] Le variabili d'ambiente, che sono normalmente impostate con
    dei valori corretti, non sono utilizzati in questa modalità. Mai
    creare dei pacchetti, che poi andranno caricati, utilizzando il
    metodo veloce.

Capitolo 7. Controllare il pacchetto per errori

    È disponibile la riscrittura di questo tutorial, con contenuti
    aggiornati e con esempi più pratici, denominato Guide for Debian
    Maintainers. Si prega di utilizzare il nuovo tutorial come
    documento primario.

    Ci sono alcune tecniche da sapere per controllare se un pacchetto
    ha degli errori prima di caricarlo negli archivi pubblici.

    Effettuare dei test su altre macchine oltre a quella con cui si è
    sviluppato è una buona idea. Si deve inoltre fare attenzione agli
    avvisi ed agli errori per tutti i test che verranno qui
    descritti.

7.1. Modifiche sospette

    Se si trova un nuovo file di patch generato automaticamente, come
    debian-changes-* nella directory debian/patches dopo aver
    costruito un pacchetto Debian non-nativo nel formato 3.0 (quilt),
    è probabile che è stato cambiato qualche file per caso o che gli
    script di build hanno modificato il sorgente originale. Se è si
    tratta di un errore del genere, lo si risolva. Se è causato dallo
    script di build, si cerchi la causa principale del problema con 
    dh-autoreconf come mostrato in Sezione 4.4.3, «Personalizzazione
    del file rules» o si cerchi di aggirare il problema con source/
    options come mostrato in Sezione 5.24, «source/options».

7.2. Verifica dell'installazione di un pacchetto

    Bisogna verificare che il pacchetto si installi senza problemi.
    Il comando debi(1) aiuta a testare l'installazione di tutti i
    pacchetti binari generati.

    $ sudo debi gentoo_0.9.12-1_i386.changes

    Per prevenire eventuali problemi di installazione su sistemi
    diversi, bisogna assicurarsi che non ci siano file in conflitto
    con altri pacchetti esistenti utilizzando il file Contents-i386
    scaricato dall'archivio Debian. Il comando apt-file può tornare
    utile a questo scopo. Se ci sono file che si sovrappongono, si
    prega di prendere delle misure per evitare l'insorgere del
    problema, rinominando il file, spostando il file in un pacchetto
    separato e configurarlo come dipendenza sui vari pacchetti che lo
    richiedono, utilizzando meccanismi alternativi (si veda 
    update-alternatives(1)) che permettendo di coordinarsi con i
    manutentori degli altri pacchetti interessati o settano la voce
    Conflicts nel file debian/control.

7.3. Verifica degli script del manutentore di un pacchetto

    Tutti gli script del manutentore (ad esempio i file, preinst,
    prerm, postinst, e postrm) sono difficili da scrivere
    correttamente a meno che non siano stati generati automaticamente
    dai programmi di debhelper. Si consiglia pertanto di non
    utilizzarli se non si ha sufficiente esperienza come manutentore
    (si veda Sezione 5.18, «{pre,post}{inst,rm}»).

    Se il pacchetto utilizza questi particolari script del
    manutentore, ci si assicuri di effettuare delle prove non solo
    per l'operazione di install, ma anche per il remove, purge, e
    l'upgrade. Molti bug degli script del manutentore vengono fuori
    quando i pacchetti sono rimossi o viene applicato il purge. Si
    utilizzi il comando dpkg nel seguente modo per testarli:

    $ sudo dpkg -r gentoo
    $ sudo dpkg -P gentoo
    $ sudo dpkg -i gentoo_version-revision_i386.deb

    Questa operazione si dovrebbe effettuare con delle sequenze di
    questo tipo:

      * installazione della versione precedente (se necessaria).

      * aggiornamento dalla versione precedente.

      * ritorno alla versione precedente (opzionale).

      * applicazione del purge.
   
      * installazione del nuovo pacchetto.

      * rimozione del pacchetto.

      * reinstallazione del pacchetto.

      * applicazione del purge.

    Se si sta creando il primo pacchetto, andrebbero creati dei
    pacchetti fittizi con diversi numeri di versione per testare il
    pacchetto originale in anticipo e prevenire problemi futuri.

    Si tenga in mente che se il pacchetto è stato già rilasciato in
    Debian, le persone spesso effettueranno un aggiornamento a
    quest'ultimo a partire dall'ultima versione disponibile su
    Debian. Si ricordi di testare gli aggiornamenti anche a partire
    da questa versione.

    Anche se il ritorno ad una versione precedente non è
    ufficialmente supportato, sarebbe buona abitudine supportarlo.

7.4. Utilizzare lintian

    Si esegua lintian(1) sul file .changes. Il comando lintian esegue
    molti script di test alla ricerca dei più comuni errori di
    pacchettizzazione. ^[75]

    $ lintian -i -I --show-overrides gentoo_0.9.12-1_i386.changes

    Ovviamente va rimpiazzato il nome con quello del file .changes
    generato per il pacchetto. I risultati del comando lintian
    vengono qui elencati di seguito:

      * E: errore; una violazione certa di una policy o un errore di
        pacchettizzazione.

      * W: attenzione; una possibile violazione di policy o un errore
        della pacchettizzazione.

      * I: informazione; un'informazione su alcuni aspetti della
        pacchettizzazione.

      * N: nota; un messaggio dettagliato per aiutare nell'analisi
        degli errori.

      * O: per sovrascrivere: il messaggio verrà sovrascritto dal
        file lintian-overrides, ma potrà essere visualizzato con
        l'opzione --show-overrides.

    Quando vengono generati degli avvertimenti, si imposti il
    pacchetto in modo tale da evitarli o si verifichi che tali
    avvertimenti non siano indicativi di un errore. In quest'ultimo
    caso, si impostino i file lintian-overrides come descritto in
    Sezione 5.14, «{pacchetto.,source/}lintian-overrides».

    Si noti che si può costruire il pacchetto con dpkg-buildpackage
    ed eseguire lintian su di esso in una sola volta con debuild(1) o
    con pdebuild(1).

7.5. Il comando debc

    Si possono elencare i file nel pacchetto binario Debian con il
    comando debc(1).

    $ debc package.changes

7.6. Il comando debdiff

    Si può confrontare il contenuto dei file in due pacchetti
    sorgente Debian con il comando debdiff(1).

    $ debdiff old-package.dsc new-package.dsc

    Si possono anche confrontare le liste di file in due set di
    pacchetti binari Debian con il comando debdiff(1).

    $ debdiff old-package.changes new-package.changes

    Questi comandi sono utili per vedere cosa sia cambiato nei
    pacchetti sorgente, se un file sia stato spostato
    inavvertitamente o rimosso dai pacchetti, e se altri cambiamenti
    non intenzionali siano stati fatti durante l'aggiornamento dei
    pacchetti binari.

7.7. Il comando interdiff

    Si possono confrontare due file diff.gz con il comando interdiff
    (1). Questo è utile per verificare che il manutentore non abbia
    inavvertitamente fatto dei cambiamenti ai sorgenti durante il
    processo di aggiornamento dei pacchetti nel vecchio formato
    sorgente 1.0.

    $ interdiff -z old-package.diff.gz new-package.diff.gz

    Il nuovo formato sorgente 3.0 salva i cambiamenti in file di
    patch multipli come descritto in Sezione 5.25, «patches/*». È
    possibile tracciare i cambiamenti di ogni file debian/patches/*
    usando anche interdiff.

7.8. Il comando mc

    Molte delle operazioni di ispezione dei file possono essere rese
    più semplici utilizzando un gestore dei file come mc(1), che
    permette di navigare non solo il contenuto dei pacchetti in
    formato *.deb ma anche degli *.udeb, *.debian.tar.gz, *.diff.gz,
    e dei file *.orig.tar.gz.

    Si faccia attenzione ad ulteriori file non necessari o vuoti, sia
    nel pacchetto binario che in quello sorgente. Spesso non vengono
    ripuliti correttamente; si aggiusti il file rules per riparare a
    questo problema.


---------------------------------------------------------------------

    ^[75] Non c'è bisogno di fornire l'opzione lintian -i -I
    --show-overrides se si è personalizzato il file /etc/
    devscripts.conf o il file ~/.devscripts come descritto in
    Sezione 6.3, «Il comando debuild».

Capitolo 8. Aggiornamento del pacchetto

    È disponibile la riscrittura di questo tutorial, con contenuti
    aggiornati e con esempi più pratici, denominato Guide for Debian
    Maintainers. Si prega di utilizzare il nuovo tutorial come
    documento primario.

    Una volta rilasciato un pacchetto, ci sarà presto bisogno di
    aggiornarlo.

8.1. Nuova revisione Debian

    Si supponga che sia stato compilato il bug report #654321 per il
    pacchetto creato, e che questo descriva un problema che si può
    risolvere. Qui è descritto come creare una nuova revisione del
    pacchetto Debian:

      * Se la modifica deve essere registrata come una nuova patch,
        si seguano queste istruzioni:

          + dquilt new bugname.patch per impostare il nome della
            patch;

          + dquilt add buggy-file per indicare i file modificati;

          + Correggere il problema evidenziato dal bug report nel
            pacchetto sorgente;

          + dquilt refresh per registrare le modifiche in
            bugname.patch;

          + dquilt header -e per aggiungere una descrizione;

      * Se la modifica è un aggiornamento ad una patch esistente, si
        seguano queste istruzioni:

          + dquilt pop foo.patch per richiamare la patch foo.patch
            esistente;

          + Correggere il problema nella vecchia patch foo.patch;

          + dquilt refresh per aggiornare foo.patch;

          + dquilt header -e per aggiornarne la descrizione;

          + while dquilt push; do dquilt refresh; done per applicare
            tutte le patch mentre si sta rimuovendo il fuzz;

      * Aggiungere una nuova revisione in cima al file di changelog
        Debian, per esempio con dch -i, o esplicitamente con dch -v
        version-revision e poi inserire i commenti utilizzando
        l'editor preferito. ^[76]

      * Includere nella nuova voce del changelog una breve
        descrizione del problema e della relativa soluzione, seguita
        da Closes: #654321. In questo modo, il report del problema
        verrà automaticamente chiuso dal programma di manutenzione
        dell'archivio Debian nel momento stesso in cui il pacchetto
        viene accettato.

      * Si ripetano questi passaggi per risolvere ulteriori problemi
        e si ricordi nel frattempo di aggiornare il file Debian di
        changelog con dch a seconda della necessità.

      * Si ripetano i passi fatti in Sezione 6.1, «(ri)Creazione
        completa», Capitolo 7, Controllare il pacchetto per errori.

      * Quando si è soddisfatti, si può cambiare il valore del campo
        distribuzione nel file changelog da UNRELEASED a unstable (o
        anche experimental).^[77]

      * Caricare i pacchetti come Capitolo 9, Caricamento del
        pacchetto. La differenza è che questa volta, l'archivio del
        sorgente originale non sarà incluso, dal momento che non è
        stato modificato e già esiste nell'archivio Debian.

    Un caso complicato può verificarsi quando si crea un pacchetto
    locale per sperimentare la pacchettizzazione prima di caricare la
    versione normale nell'archivio ufficiale, ad esempio 1.0.1-1. Per
    facilitare gli aggiornamenti è consigliabile creare una voce con
    la stringa della versione come 1.0.1-1~rc1 nel file changelog.
    Per il pacchetto ufficiale si può riordinare il file changelog
    consolidando la modifiche locali in una singola voce. Si veda
    Sezione 2.6, «Nome e versione del pacchetto» per l'ordine delle
    stringhe di versione.

   

8.2. Controllo della nuova distribuzione

    Quando si stanno preparando i pacchetti della nuova release per
    l'archivio Debian, bisogna controllare prima la nuova release del
    pacchetto originale.

    Si comincia leggendo i file originali changelog, NEWS, e
    qualsiasi altra documentazione che possa essere stata rilasciata
    con la nuova versione.

    Successivamente si controllano i cambiamenti tra i vecchi
    sorgenti originali e quelli nuovi, come mostrato in seguito, alla
    ricerca di qualsiasi modifica sospetta:

    $ diff -urN foo-oldversion foo-newversion

    I cambiamenti effettuati ad alcuni file generati automaticamente
    dagli Autotools come missing, aclocal.m4, config.guess,
    config.h.in, config.sub, configure, depcomp, install-sh,
    ltmain.sh, e Makefile.in possono essere ignorati. Possono anzi
    venire cancellati prima di eseguire diff per controllare i
    sorgenti.

8.3. Nuova distribuzione

    Se un pacchetto foo è stato impacchettato correttamente nei nuovi
    formati 3.0 (native) o 3.0 (quilt), si rende necessario
    impacchettare anche la versione originale muovendo la directory
    debian nella nuova sorgente. Questo può essere fatto eseguendo
    tar xvzf /path/to/foo_oldversion.debian.tar.gz nella nuova
    directory sorgente scompattata. ^[78] Ovviamente bisognerà
    effettuare alcuni passaggi:

      * Creare una copia dei sorgenti originali nel file foo_
        newversion.orig.tar.gz.

      * Aggiornare il file di changelog Debian con dch -v newversion-
        1.

          + Aggiungere una voce che dica New upstream release.

          + Descrivere brevemente i cambiamenti nella nuova
            distribuzione che correggono i bug riportati e ne
            chiudono altri aggiungendo Closes: #numero_bug.

          + Descrivere brevemente i cambiamenti nella nuova
            distribuzione, effettuati dal manutentore, che correggono
            i bug riportati e li chiudono aggiungendo Closes: #
            numero_bug.

      * while dquilt push; do dquilt refresh; done per applicare
        tutte le patch mentre si sta rimuovendo il fuzz.

    Se la patch/merge non è stata applicata in maniera corretta, si
    controlli la situazione (gli indizi vengono lasciati nei file
    .rej).

      * Se una patch applicata ai sorgenti è stata integrata nei
        sorgenti originali,

          + si rimuova con dquilt delete.

      * Se una patch applicata alla sorgente è andata in conflitto
        con i nuovi cambiamenti nei sorgenti originali,

          + si esegua dquilt push -f per applicare le vecchie patch
            forzando gli scarti nel file baz.rej.

          + Modificare manualmente il file baz per applicare gli
            effetti desiderati presenti nel file baz.rej.

          + dquilt refresh per aggiornare la patch.

      * Ritornare alla procedura while dquilt push; do dquilt
        refresh; done.

    Questo processo può essere automatizzato utilizzando il comando 
    uupdate(1) come segue:

    $ apt-get source foo
    ...
    dpkg-source: info: extracting foo in foo-oldversion
    dpkg-source: info: unpacking foo_oldversion.orig.tar.gz
    dpkg-source: info: applying foo_oldversion-1.debian.tar.gz
    $ ls -F
    foo-oldversion/
    foo_oldversion-1.debian.tar.gz
    foo_oldversion-1.dsc
    foo_oldversion.orig.tar.gz
    $ wget http://example.org/foo/foo-newversion.tar.gz
    $ cd foo-oldversion
    $ uupdate -v newversion ../foo-newversion.tar.gz
    $ cd ../foo-newversion
    $ while dquilt push; do dquilt refresh; done
    $ dch
    ... document changes made

    Se si imposta il file debian/watch come descritto in
    Sezione 5.21, «watch», si può saltare il comando wget. Basterà
    eseguire uscan(1) nella directory foo-oldversion al posto del
    comando uupdate. Questo cercherà auto-magicamente i sorgenti
    corretti, li scaricherà ed eseguirà il comando uupdate. ^[79]

    Si possono rilasciare questi sorgenti aggiornati ripetendo ciò
    che si è fatto in Sezione 6.1, «(ri)Creazione completa»,
    Capitolo 7, Controllare il pacchetto per errori, ed Capitolo 9, 
    Caricamento del pacchetto.

8.4. Aggiornare lo stile di pacchettizzazione

    L'aggiornamento dello stile del pacchetto non è una attività
    obbligatoria nel processo di aggiornamento di quest'ultimo.
    Tuttavia facendo ciò si può sfruttare appieno la capacità del
    moderno sistema debhelper ed il formato sorgente 3.0. ^[80]

      * Se per qualsiasi motivo c'è la necessità di aggiungere file
        di template cancellati, si può eseguire nuovamente il comando
        dh_make nella stessa directory del sorgente del pacchetto
        Debian con l'opzione --addmissing. Fatto questo si potrà
        modificarlo di conseguenza.

      * Se il pacchetto non è stato aggiornato per utilizzare la
        sintassi v7+ di dh del pacchetto debhelper per il file debian
        /rules, si deve effettuare un aggiornamento per poter usare 
        dh. Si aggiorni di conseguenza anche il file debian/control.

      * Se si desidera aggiornare il file rules creato con il
        meccanismo di inclusione "Common Debian Build System" (cdbs)
        del Makefile con la sintassi dh, si veda più avanti per
        capire le variabili di configurazione DEB_*.

          + copia locale di /usr/share/doc/cdbs/cdbs-doc.pdf.gz

          + The Common Debian Build System (CDBS), FOSDEM 2009

      * Se si ha un pacchetto sorgente nella versione 1.0 senza il
        file foo.diff.gz, si può aggiornare al nuovo formato sorgente
        3.0 (native) creando il file debian/source/format contenente
        3.0 (native). Gli altri file debian/* possono essere
        semplicemente copiati.

      * Se si ha un pacchetto sorgente nella versione 1.0 con il file
        foo.diff.gz, si può aggiornare al nuovo formato sorgente 3.0
        (quilt) creando il file debian/source/format contenente 3.0
        (quilt). Gli altri file debian/* possono essere semplicemente
        copiati. Se necessario, si importi il file big.diff generato
        dal comando filterdiff -z -x '*/debian/*' foo.diff.gz >
        big.diff nel sistema quilt.^[81]

      * Si nel pacchetto è stato utilizzato un altro sistema di patch
        come dpatch, dbs, o cdbs con -p0, -p1, o -p2, lo si può
        convertire con il comando quilt utilizzando deb3 presente su
        http://bugs.debian.org/581186.

      * Se il pacchetto è stato creato con il comando dh con
        l'opzione --with quilt o con i comandi dh_quilt_patch e 
        dh_quilt_unpatch, si rimuovano i file prodotti e li si
        sostituisca usando il nuovo formato dei sorgenti 3.0 (quilt).

    Bisogna controllare DEP - Debian Enhancement Proposals e adottare
    le proposte ACCEPTED.

    Ci sarà anche bisogno di eseguire ulteriori operazioni descritte
    in Sezione 8.3, «Nuova distribuzione».

8.5. Conversione UTF-8

    Se i documenti originali sono codificato con vecchi schemi di
    codifica, è buona norma convertirli in UTF-8.

      * Utilizzare iconv(1) per convertire le codifiche dei file di
        testo.

        iconv -f latin1 -t utf8 foo_in.txt > foo_out.txt

      * Utilizzare w3m(1) per convertire da file HTML a file di testo
        UTF-8. Ci si assicuri di utilizzarlo in un ambiente con
        localizzazione UTF-8.

        LC_ALL=en_US.UTF-8 w3m -o display_charset=UTF-8 \
                -cols 70 -dump -no-graph -T text/html \
                < foo_in.html > foo_out.txt

8.6. Note per l'aggiornamento dei pacchetti

    Vengono qui presentate alcune note per l'aggiornamento dei
    pacchetti:

      * Si preservino le vecchie voci del changelog (sembra ovvio, ma
        a volte si sono verificati problemi per aver scritto dch
        mentre si sarebbe dovuto scrivere dch -i.)

      * Cambiamenti preesistenti devono essere ricontrollati; si
        scarti tutto ciò che è stato incorporato in upstream (in una
        forma o nell'altra) e ci si ricordi di mantenere tutto quello
        che non è stato incorporato dall'upstream, a meno che non ci
        sia una buona ragione per non farlo.

      * Se è stato fatto qualsiasi cambiamento nel sistema di
        costruzione del pacchetto (sperabilmente ce se ne renderà
        conto controllando i cambiamenti dall'originale) allora si
        aggiorni il file debian/rules e le dipendenze di debian/
        control se necessario.

      * Si controlli nel Debian Bug Tracking System (BTS) se qualcuno
        ha reso disponibili delle patch ai bug che sono attualmente
        aperti.

      * Si controlli il contenuto del file .changes per essere sicuri
        che si stia caricando per la distribuzione corretta, le
        risoluzioni ai bug vengono listate nel campo Closes, i campi
        Maintainer e Changed-By corrispondono, il file è firmato con
        GPG, ecc.


---------------------------------------------------------------------

    ^[76] Per impostare la data nel formato corretto, si usi LANG=C
    date -R.

    ^[77] Se si utilizza il comando dch -r per effettuare
    quest'ultima modifica, ci si assicuri che l'editor salvi il file
    con il nome changelog.

    ^[78] Se un pacchetto foo è stato pacchettizzato nel vecchio
    formato 1.0, si deve invece eseguire zcat /path/to/foo_oldversion
    .diff.gz|patch -p1 nella nuova directory sorgente scompattata.

    ^[79] Se il comando uscan scarica il sorgente aggiornato ma non
    esegue il comando uupdate, si può modificare il file debian/watch
    inserendo debian uupdate alla fine dell'URL.

    ^[80] Se il proprio sponsor o altri manutentori non ritengono sia
    necessario aggiornare lo stile del pacchetto, allora non vale la
    pena perderci molto tempo. Ci sono cose più importanti da fare.

    ^[81] È possibile dividere il file big.diff in tante piccole
    patch incrementali utilizzando il comando splitdiff.

Capitolo 9. Caricamento del pacchetto

    È disponibile la riscrittura di questo tutorial, con contenuti
    aggiornati e con esempi più pratici, denominato Guide for Debian
    Maintainers. Si prega di utilizzare il nuovo tutorial come
    documento primario.

    Debian now requires source-only uploads for normal upload. So
    this page is outdated.

    Una volta testato il nuovo pacchetto approfonditamente, si potrà
    rilasciarlo in un archivio pubblico per condividerlo.

9.1. Caricamento nell'archivio Debian

    Una volta diventati sviluppatori ufficiali, ^[82] si dovrà
    caricare il pacchetto nell'archivio Debian. ^[83] Si potrebbe
    fare manualmente, ma è più semplice usare i tool automatici che
    vengono forniti, come dupload(1) o dput(1). Verrà qui descritto
    come tutto ciò può essere fatto utilizzando dupload. ^[84]

    Innanzitutto andrà impostato il file di configurazione di dupload
    . Si può modificare il file /etc/dupload.conf per l'intero
    sistema, oppure far si che il file ~/.dupload.conf sovrascriva le
    poche cose che si vogliono cambiare.

    Si legga la pagina del manuale dupload.conf(5) per capire cosa
    significhino tutte le opzioni.

    L'opzione $default_host determina quali tra le code di
    caricamento vengano utilizzate in modo predefinito.
    anonymous-ftp-master è quella primaria, ma è possibile
    utilizzarne anche altre. ^[85]

    Quando si è connessi ad Internet, si può caricare il proprio
    pacchetto con il comando:

    $ dupload gentoo_0.9.12-1_i386.changes

    dupload controlla che i checksum SHA1/SHA256 dei file
    corrispondano con quelli del file .changes. Se non dovessero
    corrispondere si verrà avvertiti di ricostruire il pacchetto come
    descritto in Sezione 6.1, «(ri)Creazione completa» per poi
    poterlo ricaricare.

    Se si incontrano problemi nel caricamento su ftp://
    ftp.upload.debian.org/pub/UploadQueue/, si può porre rimedio
    caricando automaticamente il file *.commands firmato con GPG via 
    ftp. ^[86] Per esempio, si prenda il file hello.commands:

    -----BEGIN PGP SIGNED MESSAGE-----
    Hash: SHA1
    Uploader: Foo Bar <Foo.Bar@example.org>
    Commands:
     rm hello_1.0-1_i386.deb
     mv hello_1.0-1.dsx hello_1.0-1.dsc
    -----BEGIN PGP SIGNATURE-----
    Version: GnuPG v1.4.10 (GNU/Linux)

    [...]
    -----END PGP SIGNATURE-----

9.2. Includere orig.tar.gz per il caricamento

    Quando si carica per la prima volta il pacchetto nell'archivio,
    si deve includere il file dei sorgenti originali orig.tar.gz. Se
    il numero di revisione Debian del pacchetto non è 1 o 0, si deve
    eseguire il comando dpkg-buildpackage con l'opzione -sa.

    Per il comando dpkg-buildpackage:

    $ dpkg-buildpackage -sa

    Per il comando debuild:

    $ debuild -sa

    Per il comando pdebuild:

    $ pdebuild --debbuildopts -sa

    D'altra parte, l'opzione -sd forzerà l'esclusione del sorgente
    originale orig.tar.gz.

9.3. Aggiornamenti scartati

    Se si creano più voci nel file debian/changelog tralasciando gli
    aggiornamenti, è necessario creare il file *_.changes che include
    tutte le modifiche dall'ultimo caricamento. Questo può essere
    fatto specificando, al comando dpkg-buildpackage, l'opzione -v
    con la versione, ad esempio 1.2.

    Per il comando dpkg-buildpackage:

    $ dpkg-buildpackage -v1.2

    Per il comando debuild:

    $ debuild -v1.2

    Per il comando pdebuild:

    $ pdebuild --debbuildopts "-v1.2"


---------------------------------------------------------------------

    ^[82] Si veda Sezione 1.1, «Dinamiche sociali di Debian».

    ^[83] Ci sono archivi accessibili al pubblico, come http://
    mentors.debian.net/ che lavorano quasi allo stesso modo
    dell'archivio Debian e forniscono una zona di caricamento per i
    non-DD. È possibile impostare, autonomamente, un archivio
    equivalente utilizzando gli strumenti elencati in http://
    wiki.debian.org/HowToSetupADebianRepository . Quindi questa
    sezione è utile per anche per i non-DD.

    ^[84] Il pacchetto dput sembra avere più funzionalità e sta
    divenendo più popolare del pacchetto dupload. Questo utilizza il
    file /etc/dput per la sua configurazione globale ed il file ~
    /.dput.cf per quella dei singoli utenti. Inoltre supporta
    nativamente anche i servizi relativi ad Ubuntu.

    ^[85] Per maggiori informazioni, si consulti la Guida di
    riferimento per lo sviluppatore 5.6. "Uploading a package".

    ^[86] Si veda ftp://ftp.upload.debian.org/pub/UploadQueue/README.
    Alternativamente, si può utilizzare il comando dcut del pacchetto
    dput.

Appendice A. Pacchettizzazione avanzata

    È disponibile la riscrittura di questo tutorial, con contenuti
    aggiornati e con esempi più pratici, denominato Guide for Debian
    Maintainers. Si prega di utilizzare il nuovo tutorial come
    documento primario.

    Sono qui riportati alcuni suggerimenti e riferimenti sulle cose
    più comuni riguardanti la pacchettizzazione avanzata. Si
    consiglia vivamente di leggere tutti i riferimenti qui riportati.

    Può essere necessario modificare manualmente il file del template
    del pacchetto generato dal comando dh_make per affrontare gli
    argomenti trattati in questo capitolo. Il nuovo comando debmake
    potrebbe trattare questi temi in modo migliore.

A.1. Librerie condivise

    Prima di pacchettizzare una libreria condivisa, si dovrebbero
    leggere attentamente i seguenti riferimenti principali:

      * Manuale delle policy di Debian, 8 "Shared libraries"

      * Manuale delle policy di Debian, 9.1.1 "File System Structure"

      * Manuale delle policy di Debian, 10.2 "Libraries"

    Di seguito alcuni semplici suggerimenti per iniziare:

      * Le librerie condivise sono file oggetto ELF che contengono
        del codice compilato.

      * Le librerie condivise sono distribuite come file *.so. (Né
        come file *.a né come file *.la)

      * Le librerie condivise sono utilizzate principalmente per
        condividere codice tra più eseguibili, utilizzando il sistema
        ld.

      * Le librerie condivise sono a volte utilizzate per fornire
        plugin a più di un file eseguibile con il sistema dlopen.

      * Le librerie condivise esportano i symbols che rappresentano
        gli oggetti compilati, come le variabili, le funzioni e le
        classi; e consentono l'accesso ad essi dagli eseguibili
        collegati.

      * Il SONAME di una libreria condivisa libfoo.so.1: objdump -p
        libfoo.so.1 | grep SONAME ^[87]

      * Il SONAME di una libreria condivisa di solito corrisponde al
        nome del file della libreria (ma non sempre).
   
      * Il SONAME delle librerie condivise collegate a /usr/bin/foo:
        objdump -p /usr/bin/foo | grep NEEDED ^[88]

      * libfoo1: il pacchetto libreria per la libreria condivisa lib
        foo.so.1 con la versione SONAME ABI 1.^[89]

      * Gli script dei maintainer riguardanti i pacchetti libreria
        devono richiamare ldconfig in circostanze specifiche per
        creare i necessari collegamenti simbolici per SONAME.^[90]

      * libfoo1-dbg: i pacchetti di simboli di debugging che
        contengono i simboli di debugging per il pacchetto della
        libreria condivisa libfoo1.

      * libfoo-dev: il pacchetto di sviluppo che contiene i file
        header etc, per la libreria condivisa libfoo.so.1.^[91]

      * Un pacchetto Debian, di norma, non deve contenere file di
        archivi Libtool *.la.^[92]

      * Un pacchetto Debian, di norma, non deve usare RPATH.^[93]

      * Anche se un po' datato, ed è solo un riferimento secondario,
        Debian Library Packaging Guide può ancora essere utile.

A.2. Gestire debian/package.symbols

    Quando si pacchettizza una libreria condivisa, si deve creare il
    file debian/package.symbols per gestire la versione minima
    associata ad ogni simbolo per le modifiche ABI compatibili con le
    versioni precedenti, utilizzando lo stesso SONAME della libreria
    per lo stesso nome del pacchetto della libreria condivisa.^[94]
    Si dovrebbero leggere, con attenzione, i seguenti riferimenti:

      * Manuale delle policy di Debian, 8.6.3 "The symbols system"^
        [95]

      * dh_makeshlibs(1)
   
      * dpkg-gensymbols(1)

      * dpkg-shlibdeps(1)

      * deb-symbols(5)

    Di seguito un esempio di massima, per creare il pacchetto libfoo1
    alla versione originale (upstream) 1.3 con il file debian/
    libfoo1.symbols corretto:

      * Preparare lo scheletro dell'albero del sorgente debianizzato
        utilizzando il file originale libfoo-1.3.tar.gz.

          + Se è il primo pacchetto per libfoo1, bisogna creare il file
            vuoto debian/libfoo1.symbols.

          + Se la versione originale (upstream) precedente 1.2 è stata
            pacchettizzata come libfoo1 con il file debian/
            libfoo1.symbols nei propri sorgenti del pacchetto, lo si
            utilizzi.

          + Se la versione originale (upstream) precedente 1.2 non è
            stata pacchettizzata con il file debian/libfoo1.symbols, è
            necessario creare il file symbols per tutti i pacchetti
            binari disponibili con lo stesso nome del pacchetto della
            libreria condivisa che contiene lo stesso SONAME della
            libreria, ad esempio, le versioni 1.1-1 e 1.2-1. ^[96]

            $ dpkg-deb -x libfoo1_1.1-1.deb libfoo1_1.1-1
            $ dpkg-deb -x libfoo1_1.2-1.deb libfoo1_1.2-1
            $ : > symbols
            $ dpkg-gensymbols -v1.1 -plibfoo1 -Plibfoo1_1.1-1 -Osymbols
            $ dpkg-gensymbols -v1.2 -plibfoo1 -Plibfoo1_1.2-1 -Osymbols

      * È possibile provare a costruire l'albero dei sorgenti utilizzando
        dei programmi come debuild e pdebuild. (Se questo non riesce a
        causa della mancanza di simboli, ecc, ci sono stati dei
        cambiamenti ABI incompatibili con le versioni precedenti, che
        richiedono di cambiare il nome del pacchetto della libreria
        condivisa a qualcosa di simile libfoo1a e si dovrebbe
        ricominciare di nuovo da capo.)

        $ cd libfoo-1.3
        $ debuild
        ...
        dpkg-gensymbols: warning: some new symbols appeared in the symbols file: ...
         see diff output below
        --- debian/libfoo1.symbols (libfoo1_1.3-1_amd64)
        +++ dpkg-gensymbolsFE5gzx        2012-11-11 02:24:53.609667389 +0900
        @@ -127,6 +127,7 @@
          foo_get_name@Base 1.1
          foo_get_longname@Base 1.2
          foo_get_type@Base 1.1
        + foo_get_longtype@Base 1.3-1
          foo_get_symbol@Base 1.1
          foo_get_rank@Base 1.1
          foo_new@Base 1.1
        ...

      * Se si vede il diff stampato da dpkg-gensymbols qui sopra, bisogna
        estrarre i file symbols aggiornati correttamente dal pacchetto
        binario generato dalla libreria condivisa. ^[97]

        $ cd ..
        $ dpkg-deb -R  libfoo1_1.3_amd64.deb libfoo1-tmp
        $ sed -e 's/1\.3-1/1\.3/' libfoo1-tmp/DEBIAN/symbols \
                >libfoo-1.3/debian/libfoo1.symbols

      * Costruire la release dei pacchetti con programmi come debuild e 
        pdebuild.

        $ cd libfoo-1.3
        $ debuild -- clean
        $ debuild
        ...

    In aggiunta agli esempi sopra riportati, è necessario controllare
    ulteriormente la compatibilità ABI e cambiare le versioni di
    qualche simbolo manualmente come richiesto. ^[98]

    Anche se è solo un riferimento secondario,, Debian wiki
    UsingSymbolsFiles e i suoi collegamenti possono essere utili.

A.3. Multiarch

    La funzionalità multiarch introdotta in Debian wheezy integra il
    supporto per l'installazione dei pacchetti binari
    cross-architettura (in particolare i386<->amd64, ma anche altre
    combinazioni) in dpkg e apt. Si consiglia di leggere attentamente
    i seguenti riferimenti:

      * Ubuntu wiki MultiarchSpec (upstream)
   
      * Debian wiki Multiarch/Implementation (Debian situation)

    Esso utilizza la tripletta come i386-linux-gnu e x86_64-linux-gnu
    per il percorso d'installazione delle librerie condivise. La
    tripletta del percorso reale è impostata con il valore dinamico $
    (DEB_HOST_MULTIARCH) da dpkg-architecture(1) per ogni
    costruzione. Ad esempio, il percorso per installare le librerie
    multiarch viene modificato come segue.^[99]

    
    +---------------------------------------------------------------+
    |    Vecchio    |    percorso i386     |percorso amd64 multiarch|
    |   percorso    |      multiarch       |                        |
    |---------------+----------------------+------------------------|
    |/lib/          |/lib/i386-linux-gnu/  |/lib/x86_64-linux-gnu/  |
    |---------------+----------------------+------------------------|
    |/usr/lib/      |/usr/lib/             |/usr/lib/               |
    |               |i386-linux-gnu/       |x86_64-linux-gnu/       |
    +---------------------------------------------------------------+

    Qui di seguito alcuni esempi tipici di pacchetti multiarch divisi
    per scenario:

      * sorgente di libreria libfoo-1.tar.gz

      * sorgente di programma bar-1.tar.gz scritto con un linguaggio
        compilato

      * sorgente di programma baz-1.tar.gz scritto con un linguaggio
        interpretato

    
    +---------------------------------------------------------------+
    | Pacchetto  |Architettura:|Multi-Arch:|Contenuto del pacchetto |
    |------------+-------------+-----------+------------------------|
    |libfoo1     |qualsiasi    |uguale     |la libreria condivisa,  |
    |            |             |           |co-installabile         |
    |------------+-------------+-----------+------------------------|
    |            |             |           |i simboli di debug della|
    |libfoo1-dbg |qualsiasi    |uguale     |libreira condivisa,     |
    |            |             |           |co-installabile         |
    |------------+-------------+-----------+------------------------|
    |            |             |           |i file di header, ecc,  |
    |libfoo-dev  |qualsiasi    |uguale     |della libreira          |
    |            |             |           |condivisa,              |
    |            |             |           |co-installabile         |
    |------------+-------------+-----------+------------------------|
    |            |             |           |il programma di supporto|
    |libfoo-tools|qualsiasi    |straniero  |run-time, non           |
    |            |             |           |co-installabile         |
    |------------+-------------+-----------+------------------------|
    |libfoo-doc  |tutti        |straniero  |i file di documentazione|
    |            |             |           |della libreria condivisa|
    |------------+-------------+-----------+------------------------|
    |            |             |           |i file del programma    |
    |bar         |qualsiasi    |straniero  |compilato, non          |
    |            |             |           |co-installabile         |
    |------------+-------------+-----------+------------------------|
    |bar-doc     |tutti        |straniero  |i file di documentazione|
    |            |             |           |del programma           |
    |------------+-------------+-----------+------------------------|
    |baz         |tutti        |straniero  |i file del programma    |
    |            |             |           |interpretato            |
    +---------------------------------------------------------------+

    Si prega di notare che il pacchetto di sviluppo dovrebbe
    contenere un link simbolico per la libreria condivisa associata 
    senza un numero di versione. Ad es.: /usr/lib/x86_64-linux-gnu/
    libfoo.so -> libfoo.so.1

A.4. Costruzione del pacchetto della libreria condivisa

    Si può costruire il pacchetto Debian delle libreria, abilitando
    il supporto multiarch utilizzando dh(1) come di seguito:

      * Aggiornare debian/control.

          + Aggiungere Build-Depends: debhelper (>=10) per la sezione del
            sorgente del pacchetto.

          + Aggiungere Pre-Depends: ${misc:Pre-Depends} per ogni
            pacchetto binario di una libreria condivisa.

          + Aggiungere Multi-Arch: per ogni sezione del pacchetto
            binario.

      * Impostare debian/compat a "10".

      * Regolare il percorso dal normale /usr/lib/ a quello multiarch /
        usr/lib/$(DEB_HOST_MULTIARCH)/ per tutti gli script di
        pacchettizzazione.

          + Invocare DEB_HOST_MULTIARCH ?= $(shell dpkg-architecture
            -qDEB_HOST_MULTIARCH) nel file debian/rules per impostare la
            variabile DEB_HOST_MULTIARCH.

          + Sostituire /usr/lib/ con /usr/lib/$(DEB_HOST_MULTIARCH)/ nel
            file debian/rules.

          + Se ./configure viene utilizzato nella parte target di
            override_dh_auto_configure in debian/rules, ci si assicuri di
            sostituirlo con dh_auto_configure -- . ^[100]

          + Sostituire tutte le occorrenze di /usr/lib/ con /usr/lib/*/
            nei file debian/foo.install.

          + Genera dinamicamente dei file come debian/foo.links da debian
            /foo.links.in aggiungendo un script al target di
            override_dh_auto_configure in debian/rules.

            override_dh_auto_configure:
                    dh_auto_configure
                    sed 's/@DEB_HOST_MULTIARCH@/$(DEB_HOST_MULTIARCH)/g' \
                            debian/foo.links.in > debian/foo.links

    Ci si assicuri di verificare che il pacchetto di libreria
    condivisa contenga solo i file attesi, e che il pacchetto -dev
    continui a funzionare.

    Tutti i file installati contemporaneamente come pacchetto
    multiarch con lo stesso percorso del file devono avere
    esattamente lo stesso contenuto. È necessario prestare attenzione
    alle differenze generate dall'ordine dei byte nei dati e
    dall'algoritmo di compressione.

A.5. Pacchetto nativo Debian

    Se il pacchetto è mantenuto solo per Debian o per uso locale, il
    suo sorgente potrebbe contenere tutti i file in debian/*. In
    questo caso, ci sono 2 modi per pacchettizzarlo.

    È possibile creare l'archivio originale escludendo i file in
    debian/* e pacchettizandolo come pacchetto Debian non nativo,
    come descritto in Sezione 2.1, «Flusso di lavoro per la
    costruzione dei pacchetti Debian». Questo è il metodo normale che
    alcune persone incoraggiano ad utilizzare.

    L'alternativa è utilizzare lo stesso metodo usato dai pacchetti
    Debian nativi.

      * Creare un pacchetto sorgente nativo di Debian nel formato 3.0
        (native) usando un singolo file tar compresso che include
        tutti i file.

          + pacchetto_versione.tar.gz
          + pacchetto_versione.dsc
      * Costruire pacchetti binari Debian dal pacchetto sorgente
        nativo di Debian.

          + pacchetto_versione_arch.deb

    Per esempio, se si hanno i file sorgenti in ~/mypackage-1.0 senza
    i file debian/*, si può creare un pacchetto nativo Debian,
    utilizzando il comando dh_make come segue:

    $ cd ~/mypackage-1.0
    $ dh_make --native

    La directory debian e il suo contenuto, sono creati proprio come
    Sezione 2.8, «Il primo pacchetto non nativo per Debian». Questo
    non crea un archivio poiché si tratta di un pacchetto Debian
    nativo. Questa è l'unica differenza. Il resto delle attività di
    pacchettizzazione sono praticamente le stesse.

    Dopo l'esecuzione del comando dpkg-buildpackage, si possono
    vedere i seguenti file nella directory principale:

      * mypackage_1.0.tar.gz

        Questo è l'archivio del codice sorgente creato dalla
        directory mypackage-1.0 dal comando dpkg-source. (Il suffisso
        non è orig.tar.gz.)

      * mypackage_1.0.dsc

        Questo è un sommario del contenuto del codice sorgente, come
        per i pacchetti non-nativi Debian. (non c'è revisione
        Debian.)

      * mypackage_1.0_i386.deb

        Questo è il pacchetto binario completo, come per i pacchetti
        non-nativi Debian. (non c'è revisione Debian.)

      * mypackage_1.0_i386.changes

        Questo file descrive tutte le modifiche apportate nella
        versione attuale del pacchetto, come per i pacchetti Debian
        non-nativi. (non c'è revisione Debian.)


---------------------------------------------------------------------

    ^[87] In alternativa: readelf -d libfoo.so.1 | grep SONAME

    ^[88] In alternativa: readelf -d libfoo.so.1 | grep NEEDED

    ^[89] See Manuale delle policy di Debian, 8.1 "Run-time shared
    libraries".

    ^[90] See Manuale delle policy di Debian, 8.1.1 "ldconfig".

    ^[91] See Manuale delle policy di Debian, 8.3 "Static libraries"
    e Manuale delle policy di Debian, 8.4 "Development files".

    ^[92] Si veda Debian wiki ReleaseGoals/LAFileRemoval.

    ^[93] Si veda Debian wiki RpathIssue.

    ^[94] Le modifiche ABI incompatibili con le versioni precedenti,
    normalmente rendono necessario aggiornare il SONAME della
    libreria e il nome del pacchetto della libreria condivisa a
    quelli nuovi.

    ^[95] Per le librerie C++ e per gli altri casi in cui il
    tracciamento dei singoli simboli è troppo difficile, si consulti
    invece Manuale delle policy di Debian, 8.6.4 "The shlibs system",
    instead.

    ^[96] Tutte la versioni precedenti del pacchetto Debian packages
    sono disponibili su http://snapshot.debian.org/. La revisione
    Debian viene eliminata dalla versione per rendere più facile il
    backport del pacchetto: 1.1 << 1.1-1~bpo70+1 << 1.1-1 and 1.2 <<
    1.2-1~bpo70+1 << 1.2-1

    ^[97] La revisione Debian viene eliminata dalla versione per
    rendere più facile il backport del pacchetto: 1.3 <<
    1.3-1~bpo70+1 << 1.3-1

    ^[98] Si veda Manuale delle policy di Debian, 8.6.2 "Shared
    library ABI changes".

    ^[99] Vecchi percorsi di libreria, per scopi speciali, come /
    lib32/ and /lib64/ non sono più utilizzati.

    ^[100] In alternativa, si possono aggiungere gli argomenti
    --libdir=\$${prefix}/lib/$(DEB_HOST_MULTIARCH) e --libexecdir=\$$
    {prefix}/lib/$(DEB_HOST_MULTIARCH) a ./configure. Si noti che
    --libexecdir indica il percorso predefinito d'installazione dei
    programmi eseguibili gestiti da altri programmi e non dagli
    utenti. Il percorso predefinito di Autotools è /usr/libexec/
    mentre quello di Debian è /usr/lib/.

Generated by dwww version 1.16 on Sat Oct 3 04:05:59 CEST 2026.